Qualche ora più tardi l’operazione “nuovo look per il nuovo Max” era conclusa: riassettata velocemente la camera, richiuse le ante dell’armadio, mi guardai allo specchio e rimasi decisamente compiaciuto e sorpreso di quanto l’abbigliamento poteva plasmare l’uomo. Mi piacevo, ma quel che più contava era la certezza che sarei piaciuto anche agli altri.
L’indomani mi sarei presentato in uno spezzato blu e camicia, acquistato per il matrimonio del mio migliore amico, Eros. L’unico che mi fosse realmente stato vicino: era stato il compagno di cortile, il vicino di casa del dopo scuola, dei calci tirati a un pallone contro la parete prima di tornare a fare i compiti, delle biglie lanciate in buca nel giardino del condominio. Eros mi aveva sempre apprezzato per quello che ero. E io gli avevo voluto bene, forse perché non era mai entrato in competizione con me. In un certo senso ci completavamo. Io il bello schivo e solitario, lui la classica persona a cui piace stare in compagnia e ama socializzare con tutti. In realtà avevamo molti interessi in comune, dalla musica alla squadra di calcio, passando dalle fantasie erotiche sulle belle donne, per concludere con i piaceri della tavola: adoravo come cucinava sua madre. Condividevamo anche l’amore per gli animali, i gusti sulle auto e sulle moto, a entrambi poi piaceva nuotare: ma solo al lago e solo d’estate. La verità è che io, nonostante tutto, non avevo mai considerato Eros come un amico: per me era un fratello. Era un ragazzo semplice, sincero e genuino come pochi. Non aveva frequentato corsi universitari. Era invece molto portato per i lavori manuali. Aveva maturato tante esperienze di strada che gli donavano una saggezza complementare alla mia propensione per lo studio. Quel tipo di consapevolezza che non si impara certo dai libri e sui banchi di scuola.
Negli ultimi due anni capitava di ritrovarci sulla strada, uniti nella corsetta serale per raccontarcela a vicenda. Ma da qualche tempo quegli appuntamenti si erano fatti rari; ci perdemmo di vista quando si ritrovò alle prese con i pannolini della sua splendida bambina, avuta con una donna che divenne sua moglie.
Un gigolo in doppiopetto
Manuela Mazzi
"Rassegnazione. Rassegnazione ci vuole, imprescindibile requisito che ogni uomo dovrebbe possedere per barcamenarsi e galleggiare sul mare mosso dagli scempi del post-femminismo. Un beato rincoglionimento d'attesa in attesa di tempi migliori. Un sottile spaesamento di difesa in difesa di una fiera debolezza virile. L'ultima nicchia ecologica nella quale rifugiarsi prima dell'estinzione ascetica. Ecco, io oggi mi sento così: rassegnato. E non solo con le donne."
da "IO NO" di Lorenzo Licalzi
<< ... Compagni, martiri, acciuffatelo, trascinatelo, calpestatelo, riducetelo in polvere che la terra che lo conosce non lo riconosca più! >>
Cime tempestose - Emily Bronte
Sentivo la bocca dello stomaco ricevere schiaffi continui ogni qual volta lo scafo faceva battere la prua sul pelo dell'acqua. Poggia la testa su alcune scatole. Tentavo di intuire dall'odore cosa contenessero, attaccai l'orecchio per cercare di capire dal rumore cosa ci fosse li' dentro. Inizio' a subentrare un senso di colpa. Chissà a cosa avevo partecipato, senza decisione, senza una vera scelta. Dannarmi si, ma almeno con coscienza. Invece ero finito per curiosità a scaricare merce clandestina.
Si crede stupidamente che un atto criminale per qualche ragione debba essere maggiormente pensato e voluto rispetto a un atto innoquo. In realtà non c'è differenza. I gesti conoscono un'elasticità che i giudizi etici ignorano.
(Roberto Saviano - Gomorra)