venerdì, 18 aprile 2008
Ero arrivato con la corriera , in quella città del Texas, ci faceva un freddo dell'anima e io ero costipato, non si sa mai, la camera era grande, pulita, per 5 dollari a settimana soltanto, e c'era anche un caminetto, e m'ero appena spogliato, quand'ecco che entra dentro un vecchio negro e si mette a sfrucugliare nel caminetto con un enorme attizzatoio. Non ardeva mica il fuoco, nel caminetto, e non capivo cosa ci facesse, lì, con quell'attizzatoio.


Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia
postato da: DakaAyra alle ore 10:16 | Permalink | commenti
domenica, 13 aprile 2008
Aveva tempo, aveva il problema dei capelli, e spostarsi un pomeriggio la settimana dal materassino a midtown sarebbe stata una specie di avventura.
Philip Roth - La lezione di anatomia
postato da: Chiaretta123 alle ore 19:49 | Permalink | commenti
sabato, 12 aprile 2008

Qualche ora più tardi l’operazione “nuovo look per il nuovo Max” era conclusa: riassettata velocemente la camera, richiuse le ante dell’armadio, mi guardai allo specchio e rimasi decisamente compiaciuto e sorpreso di quanto l’abbigliamento poteva plasmare l’uomo. Mi piacevo, ma quel che più contava era la certezza che sarei piaciuto anche agli altri.

 

L’indomani mi sarei presentato in uno spezzato blu e camicia, acquistato per il matrimonio del mio migliore amico, Eros. L’unico che mi fosse realmente stato vicino: era stato il compagno di cortile, il vicino di casa del dopo scuola, dei calci tirati a un pallone contro la parete prima di tornare a fare i compiti, delle biglie lanciate in buca nel giardino del condominio. Eros mi aveva sempre apprezzato per quello che ero. E io gli avevo voluto bene, forse perché non era mai entrato in competizione con me. In un certo senso ci completavamo. Io il bello schivo e solitario, lui la classica persona a cui piace stare in compagnia e ama socializzare con tutti. In realtà avevamo molti interessi in comune, dalla musica alla squadra di calcio, passando dalle fantasie erotiche sulle belle donne, per concludere con i piaceri della tavola: adoravo come cucinava sua madre. Condividevamo anche l’amore per gli animali, i gusti sulle auto e sulle moto, a entrambi poi piaceva nuotare: ma solo al lago e solo d’estate. La verità è che io, nonostante tutto, non avevo mai considerato Eros come un amico: per me era un fratello. Era un ragazzo semplice, sincero e genuino come pochi. Non aveva frequentato corsi universitari. Era invece molto portato per i lavori manuali. Aveva maturato tante esperienze di strada che gli donavano una saggezza complementare alla mia propensione per lo studio. Quel tipo di consapevolezza che non si impara certo dai libri e sui banchi di scuola.

Negli ultimi due anni capitava di ritrovarci sulla strada, uniti nella corsetta serale per raccontarcela a vicenda. Ma da qualche tempo quegli appuntamenti si erano fatti rari; ci perdemmo di vista quando si ritrovò alle prese con i pannolini della sua splendida bambina, avuta con una donna che divenne sua moglie.

 

Un gigolo in doppiopetto

 Manuela Mazzi

postato da: mmazzi alle ore 11:10 | Permalink | commenti (1)
venerdì, 11 aprile 2008
Nel momento di terrore in cui gli calarono la maschera dell'etere sul viso, come per soffocarlo, avrebbe potuto giurare che il chirurgo, chiunque fosse, aveva sussurrato: Ora ti trasformerò in una bambina.

Philip Roth - Everyman
postato da: Chiaretta123 alle ore 20:14 | Permalink | commenti
martedì, 08 aprile 2008

"Rassegnazione. Rassegnazione ci vuole, imprescindibile requisito che ogni uomo dovrebbe possedere per barcamenarsi e galleggiare sul mare mosso dagli scempi del post-femminismo. Un beato rincoglionimento d'attesa in attesa di tempi migliori. Un sottile spaesamento di difesa in difesa di una fiera debolezza virile. L'ultima nicchia ecologica nella quale rifugiarsi prima dell'estinzione ascetica. Ecco, io oggi mi sento così: rassegnato. E non solo con le donne."

da "IO NO" di Lorenzo Licalzi

postato da: calimerina alle ore 11:58 | Permalink | commenti
martedì, 08 aprile 2008
- Padre Pluche...
- Sì, Barone.
- Mia figlia compirà domani quindici anni.
- ...
- E' da otto anni che l'ho affidata alle vostre cure.
- ...
- Non l'avete guarita.

- No.
- Dovrà prendere marito.
- ...
- Dovrà uscire da questo castello, e vedere il mondo.

- ...
- Dovrà avere dei bambini e...
- ...
- Insomma, dovrà pur iniziare a vivere, una buona volta.
- ...
- ...
- ...
- Padre Pluche, mia figlia deve guarire.


Alessandro Baricco; Oceano Mare
postato da: crazymary78 alle ore 11:14 | Permalink | commenti (1)
lunedì, 07 aprile 2008

<< ... Compagni, martiri, acciuffatelo, trascinatelo, calpestatelo, riducetelo in polvere che la terra che lo conosce non lo riconosca più! >>

Cime tempestose - Emily Bronte

 

 

postato da: dormiamo alle ore 19:57 | Permalink | commenti (1)
lunedì, 07 aprile 2008

Sentivo la bocca dello stomaco ricevere schiaffi continui ogni qual volta lo scafo faceva battere la prua sul pelo dell'acqua. Poggia la testa su alcune scatole. Tentavo di intuire dall'odore cosa contenessero, attaccai l'orecchio per cercare di capire dal rumore cosa ci fosse li' dentro. Inizio' a subentrare un senso di colpa. Chissà a cosa avevo partecipato, senza decisione, senza una vera scelta. Dannarmi si, ma almeno con coscienza. Invece ero finito per curiosità a scaricare merce clandestina.
Si crede stupidamente che un atto criminale per qualche ragione debba essere maggiormente pensato e voluto rispetto a un atto innoquo. In realtà non c'è differenza. I gesti conoscono un'elasticità che i giudizi etici ignorano.

(Roberto Saviano - Gomorra)

postato da: LaStregadiProcida alle ore 09:51 | Permalink | commenti
domenica, 06 aprile 2008
<<E se fosse da loro?>>
<<Te l'ho detto, Van non sopporta sua madre.>>
Il caldo mi sta esaurendo le forze.


Grazia Verasani - Velocemente da nessuna parte
postato da: DakaAyra alle ore 10:32 | Permalink | commenti
venerdì, 04 aprile 2008
Passarono dei mesi prima che potesse parlare di questo con qualcuno; e quando lo fece non si rivolse a me o a mio fratello ma a Claire che, come donna, poteva dargli l'assoluzione femminile di cui aveva bisogno per cominciare a liberarsi della sua onta.

Philip Roth - Patrimonio - Una storia vera
postato da: Chiaretta123 alle ore 20:33 | Permalink | commenti