lunedì, 30 luglio 2007

"Il peering funziona perchè fa leva sull'organizzazione autonoma, uno stile di produzione molto più efficace della gestione gerarchica ai fini dello svolgimento di alcune attività. Il suo maggiore impatto, attualmente si verifica nella produzione di beni informativi e i suoi primi effetti si possono riscontrare soprattutto nella produzione di software, contenuto mediatico, intrattenimento e cultura; ma non c'è ragione per cui la peer production debba fermarsi a questo. Perchè non pensare ad un'amministrazione pubblica open source? Forse potremmo prendere decisioni migliori, se sfruttassimo il giudizio di un corpus di partecipanti più ampio e rappresentativo? O forse potremmo applicare la peer production agli oggetti materiali come le automobili, gli aeroplani e le motociclette..."

D. Tapscott, A. D. Williams "Wikinomics"

postato da: PetitePeste7 alle ore 21:26 | Permalink | commenti
lunedì, 30 luglio 2007

   Difficile capire come si fosse formato in me quell'odio. Come tutti i sentimenti complessi non era possibile imputarlo a un'unica causa ma piuttosto a un insieme di eventi collegati in modo sfavorevole a delle innate predisposizioni del carattere.
   Quello che nella prima fanciullezza ea stato un ruscello tranquillo, ai primi bagliori dell'adolescenza si era trasformato in un fiume devastato dalle piogge;

 

Ascolta la mia voce
Susanna Tamaro

postato da: DakaAyra alle ore 14:46 | Permalink | commenti
venerdì, 27 luglio 2007
"Ha ripreso a piovere. Non si vede nessuno nella piazzetta quando il viaggiatore svolta l'ultimo angolo e vi si affaccia. Ma, nell'attraversarla, sente che lo seguono da dietro i vetri e c'è qualcuno che lo guarda fisso dall'interno dei negozi, forse con diffidenza."

Josè Saramago - Viaggio in Portogallo
postato da: northfromhere alle ore 13:12 | Permalink | commenti (1)
lunedì, 23 luglio 2007

« Giocati di nuovo! » disse a sua moglie. « Avere atteso sessant'anni per quella miseria di cucchiaini » schioccò le dita in faccia a Frodo e marciò via sbattendo la porta. Ma non era altrettanto facile sbarazzarsi di Lobelia. Poco dopo Frodo uscì dallo studio per controllare l'andamento delle cose e la trovò che gironzolava ancora per la casa, esplorando tutti gli angoli, frugando in ogni cantuccio, percuotendo muri e pavimenti. La condusse fuori dall'edificio energicamente, dopo averle tolto l'impiccio di numerosi oggetti (alquanto preziosi) che chissà come erano andati a cadere nel suo ombrello. Sul volto di Lobelia si dipinse l'atroce tormento dell'anima alla ricerca disperata di una frase di commiato che potesse annientarlo; ma tutto ciò che seppe dire, voltandosi sulla soglia fu: « Un giorno lo rimpiangerai ragazzo mio! Perchè non te ne sei andato via pure tu? Che c'entri tu qui? Non sei un Baggins, sei.. sei un Brandibuck! »
« L'hai sentita Merry? Era un insulto se vogliamo » Esclamò Frodo chiudendo la porta dietro di Lei.
« Era un complimento » disse Merry Brandibuck « e quindi, naturalmente, ben lungi dall'essere vero! »

[ J. R. R. Tolkien - Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello ]

postato da: MissFlynn alle ore 10:09 | Permalink | commenti
sabato, 21 luglio 2007

“When Albus and I left Hogwarts, we intended to take the then traditional tour of the world together, visiting and observing foreign wizards, before pursuing our separate careers. However, tragedy intervened.”

 Harry Potter and the Deathly Hallows

postato da: unamela alle ore 13:57 | Permalink | commenti (3)
lunedì, 16 luglio 2007

Ma la persona che Miriam preferiva, a parte Jalil, naturalmente era il Mullah Faizullah, l'anziano insegnate di Corano del villaggio, il suo akhund. Veniva da Gul Daman una o due volte alla settimana per insegnare a Miriam il namaz, le cinque preghiere quotidiane e la recitazione del Corano, proprio come l'aveva insegnato a Nana quando era una ragazzina. Era stato il Mullah Faizullah che aveva insegnato a Miriam a leggere, che l'aveva pazientemente osservata da sopra la spalla, mentre le sue labbra formavano parole senza suono e il suo dito indice seguiva la scrittura, premendo sul foglio sino a far diventare bianca l'unghia, come se questo l'aiutasse a tirar fuori il significato dai simboli.

Kaled Hosseini - Mille splendidi soli

postato da: fatafundalia alle ore 14:23 | Permalink | commenti
venerdì, 13 luglio 2007
In confronto alla Torino-Milano la costiera amalfitana è un rettilineo. Sulla Torino Milano ci sono talmente tanti cantieri che bisogna viaggiare come Oler Togni, con una macchina in bilico sulle due ruote. Ogni due metri c'è un cambio di corsia. Che devi scegliere se stare dietro ad un TIR e farti cadere i maroni come i cachi a novembre, o prenderlo di frontale. Senza contare che se ti va di sfiga, e parti dopo le nove di sera, ti fanno uscire dall'autostrada e circumnavigare il Piemonte. Ti fan passare per i boschi, in mezzo ai rovi, come Indiana Jones,nei sentieri dei nidi di ragno, senza uno straccio di cartello. Conosco gente che è uscita a Santhià ed è finita a L'Aquila. Da qualche giorno ti fanno addirittura uscire e passare da Aosta. Così incontri gli stambecchi che ti offrono la polenta. E in più ti fanno pure pagare la tratta extra. Loro si son difesi dicendo: “Eh ci dispiace, ma noi dobbiamo fare i lavori per migliorare il servizio, dove li prendiamo i soldi se non dai pedaggi?”. Amici di Maria? Vi è per caso esondato il cervello? Ma quella strada li è roba vostra. Non ci piove che i soldi dobbiate sganciarli voi.

Luciana Littizzetto, Rivergination

postato da: MonicaGellerB alle ore 22:37 | Permalink | commenti (4)
venerdì, 13 luglio 2007
"Uffa. Quella roba!" Marilyn fece la faccia scura, poi afferrò un cuscino e vi affondò la testa. Quindi lentamente si rigirò e scesa dal letto. Per percorrere il breve tratto fino al guardaroba grande fece uno sforzo enorme. Ne estrasse un vestito di lino bianco, senza maniche, aderente, con una grande scollatura sul davanti. "Lo puoi allargare? E' troppo stretto. Ti faccio vedere." Mentre si dimenava per entrarci dentro, si rese conto del mio stupore di fronte al fatto che se lo provasse senza assolutamente alcun capo di biancheria intima.
"Sarebbe meglio se ..."
"Sotto non porto mai niente", spiegò lei.
"Niente?"
"E perchè no? Chi ne ha bisogno?"

L. Pepitone, W. Stadiem - Marilyn confidenziale
postato da: Chiaretta123 alle ore 13:34 | Permalink | commenti
giovedì, 12 luglio 2007

Sono quindici anni che non vedo Maryam, ma l'apprensione per quell'incontro mi fa indugiare, tanto che sono l'ultima a sbarcare dall'aereo. E quando finalmete scendo, prima ancora di vederla sento la sua voce forte e allegra che grida: « Tami! Tami! Ehi, ehi! Sono qui, Tami joon! »
Guardo in direzione della voce e provo una tenerezza infinita quando una specie di visione confusa che intuisco sia Maryam mi afferra e mi da due baci sulle guancie per poi avvinghiarmi in un abbraccio. Tenendomi stretta a sè mi attorciglia i capelli con il dito: lo stesso gesto di quando eravamo piccole e dormivamo nella stessa camera, me l'ero scordato. Era così che mi svegliava la mattina: mi attorcigliava i capelli tra le dita e mi cantava una canzone. Rido di sollievo, e piango, e la stringo forte anche io.

[ Laura Fitzgerald - Colazione da Starbucks ]

postato da: MissFlynn alle ore 11:54 | Permalink | commenti
giovedì, 12 luglio 2007
faceva caldo lì dentro. mi avvicinai al piano e suonai il piano.
non sapevo suonare il piano. pestavo i tasti e basta. qualcuno ballava sul letto. poi guardai sotto il piano e vidi che una ragazza c'era stesa sotto col vestito sollevato fino ai fianchi. suonai con una mano sola, allungai l'altra e rapinai un' emozione. sarà stato per la brutta musica o sarà stato per la rapina ma la ragazza si svegliò. si rimise in piedi. quelli che ballavano sul letto tornarono a sedere: riuscii a raggiungere il letto e dormii per un quarto d'ora. non dormivo da due giorni e due notti.

Taccuino di un vecchio sporcaccione - Charles Bukowski
postato da: PopKillsOurSouL alle ore 11:35 | Permalink | commenti
giovedì, 12 luglio 2007

Me ne andai senza salutare, ma non mi smollai da lì. Fumavo. Fumavo e bestemmiavo nell'attesa, alterato dalla stanchezza di quella giornata per me imprevista e durissima. Quando il tuo lavoro è vivere, come ho già detto, ogni impedimento allo scorrere delle ore diventa un ostacolo insormontabile. E io, per evitare che la noia che a volte mi attanaglia, mi diverto a fare i "giochi di morte". Ovviamente con la morte non c'entrano niente, ma quello è il loro fascino: i giochi di morte sono le sfide che mi do per ammazzare il tempo e il destino. Se per esempio sto per entrare in ascensore e la fotocellula è lì lì per scattare, corro veloce per riuscire a fermare la porta. Se ce la faccio, go vinto il gioco di morte e penso, per dire, che la mia ragazza tornerà con me. Se invece non ci riesco, decido che il gioco di morte è una cazzata. Altri "giochi" li faccio soprattutto da ubriaco, per mettere in imbarazzo le persone, o più banalmente riderne alle spalle.

Se domani farà bel tempo -  Luca Bianchini

postato da: preilluminato alle ore 11:35 | Permalink | commenti
lunedì, 09 luglio 2007

Le sue mani, nella magica penombra di quella loggia, impressero sulla mia pelle il marchio di una maledizione che mi avrebbe perseguitato per anni. Mentre la contemplavo imbambolato, la nipote del libraio mi raccontò la sua storia e di come si era imbattuta, anche lei per caso, nelle pagine di Juliàn Carax.

L'ombra del vento - Carlos Ruiz Zafòn

postato da: solounabolla alle ore 11:55 | Permalink | commenti (4)
venerdì, 06 luglio 2007
<<Potresti dirglielo in privato che puzza>> propose William. <<Così non si imbarazza>>
<<Si potrebbe dirle di non puzzare>> aggiunse Guillermo.
<<Potremmo tapparci tutti il naso>>, disse Peter. Ancora non voleva ammettere di essere stato innoportuno con le sue parole.
<<Non servirebbe Peter>> disse William <<Non potremmo più respirare>>
<<Certo che potremmo invece. Potremmo respirare con la bocca>>
Scoppiai a ridere.
<<Provate tutti a fare come dice Peter. Anche tu, Peter.>>
Tutti tranne Sheila si tapparono il naso e respirarono con la bocca. La esortai a fare come gli altri, ma lei non ne volle sapere. Dopo pochi minuti, tutti, compresi Freddie e MAx, scoppiarono a ridere per le facce che facevamo. Tutti tranne Sheila. Cominciai a temere che prendesse quel gioco come uno scherzo a sue spese e mi affrettai a spiegare che non era così. Lei mi ignorò, non mi guardò nemmeno. Le dissi che era così che risolvevamo i nostri problemi.


TOREY L. HAYDEN - UNA BAMBINA
(LO CONSIGLIO CALDAMENTE!)
postato da: virgo83 alle ore 17:20 | Permalink | commenti (3)
giovedì, 05 luglio 2007
Gli storici antichi sarebbero rimasti inorriditi se avessero saputo che cose evidentissime sarebbero finite col passare inosservate. Aristotele era fiero di affermare come fatto noto che gli dèi erano originariamente astri, anche se successivamente la fantasia popolare aveva offuscato tale verità. Per quanto poco credesse nel progresso, sentiva che questo, almeno, era un dato acquisito per i tempi futuri.

Il mulino di Amleto - G. de Santillana, H. von Dechend
postato da: MaVe alle ore 01:52 | Permalink | commenti
domenica, 01 luglio 2007
Finito di leggere la poesia, mi guardò e disse: "Okay, adesso voglio una reazione sincera. Ti è sembrata potente? Emotivamente carica?".
Sapevo che l'unica risposta esatta a questa domanda era:"Wow. Sembra proprio il genere di cose che si leggono sul New Yorker".

Augusten Burroughs - Correndo con le forbici in mano
postato da: Chiaretta123 alle ore 22:30 | Permalink | commenti