venerdì, 29 giugno 2007
La guerra non è una maledizione insita nella nostra natura: è una maledizione insita nella Vita. Non ci si sottrae alla guerra perché la guerra fa parte della Vita. Ciò è mostruoso, ne convengo. Così mostruoso che il mio ateismo deriva principalmente da questo. Cioè dal mio rifiuto d'accettare l'idea d'un Dio che ha inventato un mondo dove la Vita uccide la Vita, mangia la Vita. Un mondo dove per sopravvivere bisogna uccidere e mangiare altri esseri viventi, siano essi un pollo o un'arsella o un pomodoro. Se tale esigenza l'avesse concepita davvero Dio creatore, dico, si tratterebbe d'un Dio ben cattivo. Però non credo nemmeno al masochismo del porgere l'altra guancia. E se un'ortica m'invade, se un'edera mi soffoca, se un insetto mi avvelena, se un leone mi morde, se un essere umano mi attacca, io combatto. Accetto la guerra, faccio la guerra. La faccio con l'arma che m'appartiene, che porto sempre con me, che uso senza riserve e senza timidezze, è vero. Ossia l'arma incruenta dei pensieri espressi attraverso la parola scritta, attraverso le idee e i principi che ci distinguono dagli animali e dai vegetali.

Oriana Fallaci – La forza della ragione

postato da: MonicaGellerB alle ore 12:11 | Permalink | commenti (2)
giovedì, 28 giugno 2007
Cate guardò la sua vice e pensò - non per la rpima volta - quanto quella newyorkese la mettesse a disagio. Tutto in lei, dai colpi di sole biondo platino agli stiletto Manolo Blahnik, era duro.
Cate era un superiore di polso, ma giusta: offriva rispetto e cortesia e veniva ricambiata allo stesso modo da uno staff che, ne era certa, amava lavorare alla rivista da quando lei era arrivata a dirigerla un anno prima.

Tasmina  Perry - Quattro sorelle e un funerale
postato da: virgo83 alle ore 21:03 | Permalink | commenti
sabato, 23 giugno 2007
Mentre ci avvicinavamo alla casa sulla spiaggia, in un pomeriggio nuvoloso reso ancora più cupo da un'inquietante fila di nuovi condomini che avanzavano da est, mi accorsi che quell'anno non ero affatto emozionato all'idea di trovarmi lì. Avevo appena compiuto quindici anni, e mi interessavano più i libri e i dischi che la vita da spiaggia.

Jonathan Franzen - Zone disagio
postato da: Chiaretta123 alle ore 22:45 | Permalink | commenti
mercoledì, 20 giugno 2007

senza dire niente, mi rimisi il cappotto e le toccai la spalla dolcemente, come ungesto d'affetto. Uan volta fuori, sarei andato solitario a cercare una cabina telefonica per avvertire il negozio che sarei arrivato in ritardo. Vedevo le strade ancora completamente deserte e il cielo di un candore bellissimo. Forse avrebbe ancora nevicato.

davide pizzagalli - "luci notturne"

postato da: fatafundalia alle ore 17:31 | Permalink | commenti (1)
martedì, 19 giugno 2007
pagina 23 di

DIARIO DI UN’ IDIOTA EMOTIVA

di Maggie Estep

Ieri c’è stata un’altra delle nostre cene di Idioti Anonimi.
   Idioti Anonimi è la definizione che io e un gruppetto di amici diamo di noi stessi. Tutto è cominciato con Oliver il Suonatore di Fagotto e Merle il Poeta. Oliver prima si faceva di crack, Merle e io di eroina. Una sera, a cena, abbiamo cominciato a raccontarci le nostre storie. Si’, insomma, tipo Alcolisti Anonimi, Donne Maltrattate, o roba del genere. Solo che tra noi è tutto assolutamente informale ed estremamente cinico. Abbiamo cominciato più o meno un anno fa. Ogni tanto si aggiungieva qualcun altro. Il requisito fondamentale era che fossero stati tossici o sessuomani o almeno ladri, insomma qualcosa. E dovevano raccontare le loro storie, comiche o mostruose che fossero.
  
Un giorno Oliver, dopo aver riportato una storia particolarmente disperata, ha detto :
  
-insomma, siamo proprio un branco di idioti, no ?
  
Al che Merle fa :
  
-Si’, siamo dei veri idioti, idioti anonimi che annaspano in un mondo oscuro e crudele. Ehi, perché non fondiamo un’associazione ? Potrebbe chiamarsi Idioti Anonimi -. E cosi’ è stato.
  
Qualche sera fa, Oliver mi ha chiamata dicendo che era in programma una cena sociale. Ho risposto che non ero sicura di andare. Avevo altri progetti. Quella sera veniva a trovarmi il Lettore.
  
Il Lettore è arrivato con una confezione da mezzo chilo di gelato. Il Lettore adora il gelato.
postato da: nkz alle ore 22:44 | Permalink | commenti
lunedì, 18 giugno 2007

La famiglia ricevette numero cinque missive con richiesta di riscatto. Esse erano composte con la tecnica del collage di varie lettere ritagliate dai più diffusi quotidiani romani («Il Messaggero» e «Paese Sera» e, in un'occasione, «il Secolo d'Italia», giornale dell'estrema destra).
Le telefonate chiedevano inizialmente un riscatto di dieci miliardi di lire, poi sceso a sette e finine a tre. Da dichiarazioni dei congiunti del barone Rosellini, sembra che sia quest'ultima la cifra effettivamente pagata.
Il primo messaggio fu lasciato il 29 dicembre 1977 nei pressi di piazza Cavour con allegate tre foto Polaroid che ritraggono il sequestrato con in mano una copia del «Messaggero».
Il 2 gennaio 1978 alle ore 16, fu fissato un