mercoledì, 30 maggio 2007
Yuko amava l'arte dell'haiku,la neve e il numero sette.Il numero sette è un numero magico.siavvicina all'equilibrio del quadrato e alla vertigine del triangolo.Yuko aveva intrapreso la carriera di poeta a diciassette anni.Scriveva poesie di diciassette sillabe.Possedeva sette gatti.Aveva promesso al padre di scrivere soltanto settantasette haiku ogni inverno.Il resto dell'anno sarebbe rimasto a casa e avrebbe dimenticato la neve.

Neve - Maxence Fermine (pagina letta da Marco Orea Malià)
postato da: cofano alle ore 15:48 | Permalink | commenti
martedì, 29 maggio 2007

- Il Fugu? - Albert ne aveva sentito parlare. - Un piatto giapponese,no?
Willa annuì. - Pesce palla.Lo servono crudo,o a listarelle fritte.Ma la cosa da provare è il fegato.E' illegale qui,lo sapeva?
Albert non lo sapeva.
-Può ammazzare.Paralizzare.Ma se se ne mangia un pezzettino minuscolo,lentamente,anestetizza le labbra,i denti,l'intera bocca.
-Mi faccia capire,come dal dentista? - Albert era orripilato.Anestetizzare le labbra,la bocca? Ma era un sacrilegio. - Che cosa orribile. - disse.
Willa sembrava imbarazzata,umile.

tratto dal racconto "Fugu pietoso" da "Se il fiume fosse whiskey" di T.Coraghessan Boyle

postato da: unragazzomorto alle ore 21:03 | Permalink | commenti
martedì, 29 maggio 2007

Perdonatemi lo sgarro, ma visto che a pagina 23 non c'è nulla, torno indietro di qualche riga a pagina 22!

"Poi rimasero seduti in silenzio. Erano fratelli e si conoscevano meglio di come conoscessero chiunque altro, e quando questo accade, si può rimanere seduti in silenzio senza parlare, e trovare che sia la cosa più normale del mondo." 

THOMAS CHRISTOPHER GREENE - LONTANO DA NIENTE

postato da: virgo83 alle ore 19:45 | Permalink | commenti
martedì, 29 maggio 2007

La chiesa di San Gervaso è una piccola ma molto suggestiva costruzione dispersa nella campagna appena fuori dal paese, ora piuttosto diroccata e chiusa ai fedeli.

A vederla così sembra una chiesa del Medioevo,  quasi una guglia del Duomo di Milano, ma in realtà è del 1800. Si dice però che prima ce ne fosse una più antica costruita dagli abitanti del posto come ringraziamento per la fine della peste del 1600, quella dei Promessi Sposi del Manzoni, che diciamoci la verità era proprio un romanzo barboso! Nella cripta sotterranea infatti ci sono le ossa dei morti della peste che ora forse si sono svegliati e vogliono venire a tirarci i piedi.

"Il mistero della vecchia chiesa abbandonata" - Gianluca Alzati

postato da: fatafundalia alle ore 16:41 | Permalink | commenti (1)
lunedì, 28 maggio 2007

L'edificio stesso era gigantesco: oltre centottantamila metri quadrati, due volte le dimensioni del quartier generale della CIA. All'interno due milioni e mezzo di metri cavi telefonici e settemila metri quadrati di finestre permanentemente sigillate.

Susan aveva raccontato a David della COMINT (Communications Intelligence) la divisione di ricognizione globale dell'agenzia, un'impressionante complesso di postazioni di ascolto, satelliti, spie e cimici sparsi in tutto il mondo. Migliaia di comunicati e conversazioni venivano intercettati ogni giorno e spediti agli analisti dell'NSA per la decodifica. CIA, FBI e consiglieri di politica estera statunitensi si basavano sui rapporti dell'NSA per prendere le loro decisioni.

David Becker era apparso ipnotizzato. "E la decifrazione dei codici? Che parte hai tu?"

CRYPTO - DAN BROWN

postato da: fatafundalia alle ore 17:07 | Permalink | commenti
giovedì, 24 maggio 2007

Con il mucchio di libri ai suoi piedi, il portacenere tascabile nella giacca, la vista sul cielo attraverso il lucernario e la penna funzionante avrebbe quasi potuto viverci felice. Cervello a riposo, solitudine sotto controllo, obiettivo raggiunto.

Nei boschi eterni
Fred Vargas

postato da: solounabolla alle ore 21:15 | Permalink | commenti
giovedì, 24 maggio 2007

"Le considerazioni sulla durata ci sembravano decisive. Di grado in grado, esse ci hanno portato a erigere l'intuizione a metodo filosofico. "Intuizione" è del resto una parola dinnanzi alla quale abbiamo esistato a lungo. Tra tutti i termini che designano un modo di conoscenza  è ancora il più appropriato e tuttavia si presta  a confusione...Numerosi sono il filosofi che hanno sentito l'impotenza del pensiero concettuale ad attingere il fondo dello spirito. Numerosi, di conseguenza, quelli che hanno parlato di una facoltà  sovraintellettuale d'intuizione. Ma, poichè credevano che l'intelligenza operasse nel tempo, ne hanno concluso che oltrepassare l'intelligenza consistesse nell'uscire dal tempo."

"PENSIERO E MOVIMENTO" Henri Bergson

postato da: PetitePeste7 alle ore 11:18 | Permalink | commenti
lunedì, 21 maggio 2007
Continua a stringermi le mani fra le sue. Mi guarda con desiderio e amore. Mi sento in un grave stato di sottomissione.
<<Clare?>>
<<Si?>>
<<Possiamo fare un passo indietro? Possiamo fingere che questo sia un primo appuntamento normale fra due persone normali?>>

AUDREY NIFFENEGER - LA MOGLIE DELL'UOMO CHE VIAGGIAVA NEL TEMPO
postato da: virgo83 alle ore 00:16 | Permalink | commenti (2)
domenica, 20 maggio 2007
L'altra sera siamo passati con la nave di fianco a un circo che c'era sulla spiaggia di Rimini.
Il comandante li ha chiamati con il megafono: "Ohh! Voi del circo! Venite sulla nave a fare mezzo spettacolo senza averlo deciso prima!"
Loro tanto mandano su quattro coglioni che fanno il gioco delle tre clave.
Gli ho detto: "Fallo con cinque clave!"
Artista del circo: "No! Non mi sento ancora pronto per un rapporto onesto e maturo".
Poi ha provato. Ha fatto saltare dentro il bar due clave che hanno spaccato tutta la vetrinetta dei liquori.
Così siamo rimasti anche senza bere.


P.S.: Tenete conto che una clava da circo pesa tre chili. Se fatta roteare velocemente può raggiungere una velocità di 80 km/h. Se ti scappa di mano è come un proiettile di mortaio. Infatti la nave si è piegata di fianco.



Maurizio Milani - Del perché l'economia africana non è mai decollata
postato da: bhikkhu alle ore 18:09 | Permalink | commenti
domenica, 20 maggio 2007

Beatrix corse di sopra, entrò nella nursery, si avvicinò alla finestra e guardò giù.
La strada era stata trasformata dalla neve in una trapunta immacolata. La carrozza dei Potter era pronta a partire.

....

Mentre guardava quella scena alla finestra, Beatrix vedeva nella sua immaginazione una carrozza dorata trainata da tre coppie di conigli bianchi, con un topo in livrea seduto a cassetta, un topolino lacchè e altri topi valletti che reggevano candelabri.

 

Dalla pagina 23 di MISS POTTER - DI RICHARD MALTBY, JR

postato da: divadeglianni20 alle ore 13:07 | Permalink | commenti
venerdì, 18 maggio 2007

Mi ha pizzicato il derrière - (Harriet era fatta cosi': in qualsiasi momento ti avrebbe potuto dire "fanculo" o "merda", ma quando si trattava di "culo" allora diventava "derrière" o al massimo "sedere")
Risi. - Ma quella non era una proposta, era un complimento. Tutti gli italiani fanno cosi'. Io ti ho pizzicato il culo migliaia di volte. E' per gioco.

John Fante - La confraternita dell'uva

postato da: LaStregadiProcida alle ore 09:10 | Permalink | commenti (1)
martedì, 15 maggio 2007
«Sarai la sua body guard?»
«Qualcosa del genere.»
«Pensi che davvero qualcuno voglia farle del male?»
«Il mondo è pieno di gente frustrata dalla noia della vita di tutti i giorni, di paranoici, di matti che credono di rubare la fama di un attore, di un cantante o di un campione dello sport minacciandolo o insultandolo. Per un folle che uccide John Lennon, ci sono migliaia di maniaci che si limitano a insulti e minacce anonime senza seguito. Non preoccuparti, Vanessa Silvi non ha trascurato il pericolo e la polizia la proteggerà».
Tiziana si limita a fare segno di sì con la testa, ma non sembra del tutto rassicurata dalle parole di Camilla.

Giuseppe Pederiali, Camilla e il Grande Fratello

postato da: MonicaGellerB alle ore 10:36 | Permalink | commenti
martedì, 15 maggio 2007

<<Quello che mi è subito piaciuto di te>> disse Lidya <<è che non avevi la tv in casa. Il mio ex marito guardava la tv tutte le sere e tutto il fine settimana. Perfino l'amore lo facevamo solo se non c'era niente in tv>>
...
<<Quando un uomo ha la casa pulita c'è qualcosa che non va. E se è troppo pulita è sicuramente finocchio>>

Charles Bukowski - Donne

postato da: virgo83 alle ore 00:28 | Permalink | commenti (3)
lunedì, 14 maggio 2007

Correvo,spingendo la barella, gli occhi fissi sul suo viso stravolto. Era un misto di incoscienza e di sofferenza estrema. Palpebre di piombo, occhiaie nerofumo, labbra viola, come se il dolore lo torturasse fin nel coma. Si può svenire per il dolore, e dal dolore essere risvegliati. Mentre correvo, mi sono venuti in mente i partigiani durante la Resistenza. Su questo si sono sbagliati in tanti. I più valorosi pensavano di poter sfuggire alla tortura svenendo....Errore, finchè non sei morto il dolore ti acciuffa ovunque. Mi sono sentito stringere il cuore come se  il mio malato incarnasse il martirio della Resistenza; ma che ti prende, com'è che ti metti a pensare a cose del genere in questo momento, Galvan? Nei giorni di festa mio padre raccontava anche storie di partigiani svegliati dal dolore. Forse era per questo.

La lunga notte del Dottor Galvan. (Daniel Pennac)

postato da: PetitePeste7 alle ore 22:38 | Permalink | commenti (1)
domenica, 13 maggio 2007
La porta d'ingresso si aprì ed entrarono due uomini. Uno, in camicia e con un basco di traverso, alzò una mano per salutare Leonardi. Si sedettero ad un tavolo, abbastanza lontani, ma Leonardi si piegò verso De Luca, spostando la bottiglia per non sbatterci col naso.
«Quella della finestra... - sussurrò - il vetro spaccato e le impronte...l'avevo capita anch'io. Era solo per interessarla al caso»
«Come fa a dire che non è politico?»
«Non è politico»
«Come fa a dirlo?»
Leonardi sospirò. «Se fosse stato politico avrei saputo qualcosa, come in altri casi. E poi i Guerra non hanno mai avuto a che fare con niente, né con i fascisti né con noi. Si fidi, la politica non c'entra. Per me si tratta di rapina, gente che è entrata per rubare.»

Carlo Lucarelli, Un'estate torbida
postato da: MonicaGellerB alle ore 00:01 | Permalink | commenti
sabato, 12 maggio 2007
Comunque Gladys abitava sempre a Hollywood. O tutt'altpiù a West Hollywood. Per via del suo lavoro allo Studio. Perchè Gladys era una "stipendiata" dello Studio (lo studio era la più grande casa di produzione di Hollywood, dunque nel mondo, che vantava di avere sotto contratto "più stelle di quante ce ne siano nel firmamento"), e la sua vita non le apparteneva.

Joyce Carol Oates - Blonde
postato da: Chiaretta123 alle ore 18:44 | Permalink | commenti
venerdì, 11 maggio 2007

Credi che tua nonna si sia posta questo genere di domande? Neanche per sogno. Un figlio per ogni cotta, questa è la sua legge. E una volta fatto gol, addio ricordo del papà.
      Alcuni ti diranno che tua nonna è una puttana. Lasciali dire, è la loro bassezza a parlare. Tua nonna è una vergine perpetua, la cosa è ben diversa. Un'eternità in ognuno dei suoi amori, tutto qua, e noi siamo la somma di quegli istanti eterni.
      Dai quali lei esce vergine come prima.

Signor Malaussène - Daniel Pennac

postato da: DakaAyra alle ore 19:11 | Permalink | commenti
venerdì, 11 maggio 2007

L'uomo con la giacchetta corta smise di sorridere, salutò con un cenno del capo e si allontanò in fretta. Anche all'interno della casa qualcuno si era allontanato in fretta. C'era stato un ciabattare rapido dietro alla porta, un frusciare di stoffa che poi era diventato uno schioccare umido, come se la bambina si fosse tolta le scarpe per correre più forte. De Luca aveva sospirato, aveva guardato Pugliese che si stava succhiando il taglio della mano e poi aveva alzato il braccio ma non era riuscito a bussare neanche quella volta. Un altro fruscio, più netto e deciso, in avvicinamento e un attimo di silenzio, appena esitante, prima dello schiocco secco della porta, quasi fosse stata scollata dallo stipite. Un odore pungente e forte aggredì De Luca all'improvviso, facendogli socchiudere gli occhi e deglutire acido il sapore del limone fino in fondo alla gola, le labbra contratte in una smorfia infastidita. E' lisoformio, disse una donna. Siamo chiusi e stiamo facendo le pulizie.

Carlo Lucarelli, Via delle Oche

postato da: MonicaGellerB alle ore 11:11 | Permalink | commenti
giovedì, 10 maggio 2007
Lo sai già, tu, se sarai un uomo o una donna. Ma quel che mi eslta di più, bambino mio, è che ti sei fatto anche le manine. Ti si vedono ormai le dita. Ed hai una piccola bocca, ormai: con le labbra! Hi un principio di lingua. Hai le cavità per venti dentini. Hai gli occhi. Così minuscolo, neanche un  centimetro e mezzo, così lieve, neanche tre grammi, hai gli occhi! A me senbra addirittura impossibile che tutte queste cose siano successe nello spazio di poche settimane.

Oriana Fallaci Lettera a un bambino mai nato
postato da: Mooooorbida alle ore 11:27 | Permalink | commenti
giovedì, 10 maggio 2007

Si crede stupidamente che un atto criminale per qualche ragione debba essere maggiormente pensato e voluto rispetto ad un atto innocuo. In realtà non c'è differenza. I gesti conoscono un'elasticità che i giudizi etici ignorano. Arrivati al molo, i maghrebini riuscivano a scendere dallo scafo con due scatolone sulle spalle. Per farmi barcollare mi bastavano solo le mie gambe. Sugli scogli ci aspettava Xian. Si avvicinò a un'enorme scatola, aveva già in mano una taglierina, solcò una fascia larghissima di scotch che chiudeva due ali di carta. Erano scarpe. Scarpe da ginnastica, originali, delle marche più celebri. Modelli nuovi, nuovissimi, ancora non in circolazione nei negozi italiani. Temendo un controllo della Finanza, aveva preferito scaricare in mare aperto. Una parte della merce poteva essere così immessa senza la zavorra delle tasse, i grossisti le avrebbero prese senza le spese doganali. La concorrenza si vinceva sugli sconti.

Roberto Saviano, Gomorra

postato da: MonicaGellerB alle ore 08:53 | Permalink | commenti (2)
martedì, 08 maggio 2007
L'nquietudine per <<non avere il vestito adatto>> risale agli anni più lontani (prima della sorellina).
       Vennero a casa i bambini in maschera con le loro mamme, perchè papà facesse la fotografia. Indossavano costumi luccicanti, avevano sciarpe a tracolla, in mano cembali.
Le bambine erano <<zingare>> . Una era Maria Lazzaro, che io ammiravo molto. La ammiravo per due particolarità: perchè era orfana ed era bellissima. Aveva gli occhi scuri, grandi e tristi, l'aria aristocratica che la faceva una signora piuttosto che una bambina. La sua presenza rendeva più importante la festa, e tanto più mi bruciava l'esserne esclusa.

Lalla Romano La penombra che abbiamo attraversato
postato da: Mooooorbida alle ore 11:53 | Permalink | commenti (1)
lunedì, 07 maggio 2007

   Mamma mi posò sul divano, che la sera diventava il letto suo e di papà, e mi si sedette accanto. Avevo smesso di piangere. E di colpirla. A quei tempi ce l'avevo a posto, il cervello; non s'incastrava nei solchi.

   - Craig - sospirò lei guardandomi. - Mi è venuta un'idea. Invece di passare il tempo a disegnare le carte di Manhattn, perchè non disegni le carte dei tuoi luoghi immaginari?

   Quello è stato il momento in cui più mi sono avvicinato a un'epifania.

Mi ammazzo, per il resto tutto ok - Ned Vizzini

postato da: DakaAyra alle ore 20:45 | Permalink | commenti
lunedì, 07 maggio 2007

Berlino, Parigi con tutti quegli uomini che hanno un’aria austera, e che resistono al freddo non solo perchè sono coperti, protetti, ma perchè il cappotto li rende pesanti, ancorati al suolo, li fa massa che aderisce al terreno della città. Il cappotto è la grisaille, il grigio e serio cielo di metropoli industriali, è il rammentare continuamente che la vita è inverno, è trasalire tra le correnti fredde che invadono i ponti sulla Senna, le passeggiate lungo il Danubio. Il cappotto è spalle a bottiglia, collo di pelliccia o di pelo per i poveri, il cappotto è rivoltato, magari varie volte fin quando non diventa proprio liso. È durata, è la vita adulta nelle sue misteriose durate. Ed è anonimato. Uguali, più o meno sul marciapiede, uguali nell’ingresso in ufficio.

Franco La Cecla, La moda rende felici (per mezz’ora almeno)

postato da: davebowman alle ore 13:08 | Permalink | commenti
giovedì, 03 maggio 2007
"Lei non mi riconosce, vero?" disse. "Immagino che la cosa dovrebbe tranquillizzarmi"
"Eri coperto di fango". "No, voglio dire prima". La voce era rauca. "Quando avevo dieci anni. Si ricorda, lei ..." Oh mio Dio, pensò Tom. Si lasciò cadere sulla sedia accanto al letto. "Danny Miller".
"Esatto".
Dire quel nome cambiò la percezione di quel volto. Ora, secondo dopo secondo, sotto i tratti marcati di un viso da adulto  affiorarono i lineamenti di un bambino. "Mi dispiace", disse Tom. "Non sapevo neanche che tu fossi uscito".

Pat Barker - Labili confini
postato da: Chiaretta123 alle ore 22:36 | Permalink | commenti
mercoledì, 02 maggio 2007
Ma quando faceva l'amore, nei primi tempi era troppo focosa. Si dava troppo da fare per colpire il suo insegnante. Frena, affiatati con me, dicevo. Meno energia, più comprensione. Devi usare più finezza per controllare le cose. C'è molto da dire a favore della spontaneità, ma dev'essere meno rude e distaccata. La prima volta che me lo succhiò, muoveva la testa con l'inesorabile rapidità di una mitragliatrice: era impossibile non venire molto prima di quanto avrei voluto; ma poi, appena cominciavo a venire, si fermava di botto e aspettava lo scroscio come lo scarico di un lavandino. Era come venire in un cestino per la carta straccia. Nessuno le aveva mai detto di non smettere proprio in quel momento. Nessuno dei cinque boyfriend precedenti aveva osato dirglielo. Erano troppo giovani. Avevano la sua età. Si accontentavano di ottenere quello che ottenevano.

Philip Roth, L'animale morente
postato da: davebowman alle ore 19:03 | Permalink | commenti (1)
martedì, 01 maggio 2007

Il suo era un sentimento troppo veroe profondo per parlarne, o persino per rifletterci sopra più del dovuto. La signorina Edmunds aveva i capelli neri molto lunghi, e occhi di un azzurro intensissimo. Sapeva suonare la chitarra come le star della musica, quelle che incidono dischi, e aveva una voce dolce e armoniosa, che faceva scattare qualcosa nel petto di Jess. Dio, era stupenda. E poi lui le era simpatico.

Un giorno, l'inverno precedente Jess le aveva regalato uno dei suoi disegni. Gliel'aveva msso in mano alla fine della lezione ed era scappato via subito. Il venerdì successivo, lei gli aveva chiesto di fermarsi un minuto, dopo la lezione. Gli aveva detto che era "davvero dotato", che sperava che non si sarebbe lasciato scoraggiare da nessuno e che avrebbe "tenuto duro".

Un ponte per Terabithia - Katherine Paterson

postato da: fatafundalia alle ore 16:47 | Permalink | commenti