venerdì, 27 aprile 2007

Il marito è un tipo smilzo e imbrillantinato, che si sta ingozzando di cozze pepate.

"salutalo"

Graziano fa ciao con la mano.Il tipo solleva il calice di champagne e poi applaude.

"ti stima tantissimo. dice che suoni come un dio. che hai il dono"

La donna lo spinge nel gabinetto. Chiude la porta. Si siede sul cesso. Gli sbottona i jeans e dice:"ora però gli facciamo le corna." Graziano si appoggia al muro, chiude gli occhi. E il tempo svanisce.

Questa era la vita di Graziano Biglia a quei tempi.Una vita al massimo, come direbbe il titolo di un film. Una vita fatta di incontri, di felici imprevisti, di energie e flussi positivi. Una vita sulle note di un merengue.

Cosa c'è di più bello del sapore amaro della droga che t'intorpidisce la bocca e di un miliardo di molecoline che ti circolano nel cervello come un vento che infuria e non fa male? Di una lingua sconosciuta che ti accarezza l'uccelllo? Cosa?

"Niccolò Ammaniti - Ti prendo e ti porto via"

postato da: fatafundalia alle ore 14:47 | Permalink | commenti
giovedì, 26 aprile 2007

Titolo: Il cacciatore di aquiloni
Autore: Khaled Hosseini
BOL Libri - Edizioni Piemme - 394 pag. - Euro 17,50

Khaled Hosseini. Figlio di un diplomatico, è nato a Kabul, in Afghanistan. La sua famiglia ha ottenuto l’asilo politico negli Stati Uniti nel 1980. Vive nel nord della California e fa il medico. Il cacciatore di aquiloni è il primo romanzo epico afgano, uno straordinario caso letterario pubblicato in 12 paesi. Dreamworks, la casa di produzione di Steven Spielberg, ha acquistato i diritti per trarne un film.
Un libro traboccante di emozioni che conduce il lettore in uno scenario di speranza e libertà.


Incipit: Questo libro è dedicato a Haris e Farah, entrambi noor dei miei occhi, e ai bambini dell'Afghanistan.
Dicembre 2001.
Sono diventato la persona che sono oggi all'età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. E' stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto...


 

postato da: angelikaramella alle ore 14:34 | Permalink | commenti
martedì, 24 aprile 2007
Questa distanza tra noi ci pare mostruosa, il dolore che proviamo è insopportabile. E' come se ci avessero asportato metà del corpo. Non abbiamo più equilibrio, ci vengono le vertigini, cadiamo, perdiamo conoscenza.
Ci risvegliamo nell'ambulanza che ci sta conducendo all'ospedale.
Nostra Madre viene a prenderci. Sorride, dice:
-Da domani sarete nella stessa classe.
A casa Nostro Padre dice soltanto:
-Simulatori!
Ben presto parte per il fronte. E' giornalista, corrispondente di guerra.
Noi andiamo a scuola per due anni e mezzo. Anche gli insegnanti partono per il fronte; sono rimpiazzati da delle insegnanti. Dopo un po' la scuola chiude perchè ci sono troppi allarmi e bombardamenti.
Sappiamo leggere, scrivere e fare i conti.
Da Nonna decidiamo di continuare i nostri studi senza insegnanti, da soli.

Agota Kristof
Trilogia della città di K.
postato da: DaniRigby alle ore 16:05 | Permalink | commenti
mercoledì, 18 aprile 2007

Originari com'erano del cuore dell'Inghilterra, i Chatwin erano marinai fanatici. Le loro barche si chiamavano Aireymouse, Dozmaree, Greebe, Nereid e, infine, Sunquest, uno sloop delle Bermude di diciotto tonnellate, costruito negli anni Trenta per navigare intorno al mondo.

Bruce Chatwin - Anatomia dell'irrequietezza

postato da: yusogma alle ore 19:13 | Permalink | commenti
martedì, 17 aprile 2007
Il corpus stesso delle lettere e delle sentenze di Epicuro non esclude una filosofia del piacere per certi aspetti molo vicina alla scuola cirenaica, che lo ispira su numerosi punti

Michel Honfray
Teoria del corpo amoroso
postato da: ciocci alle ore 13:14 | Permalink | commenti
lunedì, 16 aprile 2007
L'amore tra di noi era libero, in teoria. In realtà era un evento raro. Un nuovo arrivato, di entrambi i sessi, poteva passare in rassegna tutti gli abitanti della casa, in varie combinazioni, come un attacco di influenza, costringendo a letto l'ultimo mentre proprio il primo si stava appena riprendendo. Ma l'insipida dieta di cavalli delle valli del Kashmir avevano presto placato l'appetito sessuale di tutti tranne che dei più libidinosi, e i più libidinosi non rimanevano mai a lungo.

Frank Ronan - A casa
postato da: Chiaretta123 alle ore 14:28 | Permalink | commenti
mercoledì, 11 aprile 2007

La strega cattiva è stata stupida a fare il gioco di Biancaneve.
C'è un'età in cui una donna deve passare a un altro tipo d potere. Il denaro, per esempio. O una pistola.
Sto vivendo la vita che amo, mi dico, e amando la vita che vivo.
Mi dico: me lo merito.
Questo è esattamente ciò che volevo.

Chuck Palahniuck -- Invisible Monsters

postato da: ValerieLL alle ore 12:49 | Permalink | commenti (4)
domenica, 08 aprile 2007
Nei pomeriggi d'estate andavo a rimorchiare le ragazze alla Place Trocadéro. E' stato uno dei più bei periodi della mia giovinezza, potevo esprimere tutto il vigore delle mie energie. Ero libero, indipendente e vivevo a Parigi.

Rocco Siffredi - io, ROCCO
postato da: bhikkhu alle ore 16:45 | Permalink | commenti
sabato, 07 aprile 2007

Nel paio di secondi che Logan impiegò a precipitare, io sperimentai una sensazione di déjà vu, e me ne fu subito chiara la causa. Ricordai un incubo ricorrente dal quale, tra i venti e i trent'anni, mi risvegliavo urlando. Lo scenario variava, ma gli elementi essenziali erano sempre gli stessi. Mi trovavo in un luogo elevato e osservavo a distanza il verificarsi di un disastro: un terromoto, l'incendio di un grattacielo, l'affondamento di una nave, un vulcano in eruzione. Vedevo gente impotente ridotta dalla lontananza a un massa indistinta, correre in ogni direzione in preda al panico e alla certezza di morire. L'orrore era dato dal contrasto tra le loro apparenti proporzioni e l'enormità della sofferenza patita.

Ian McEwan - L'amore fatale

postato da: MonicaGellerB alle ore 09:32 | Permalink | commenti
venerdì, 06 aprile 2007

Mentre stava per spingere la maniglia della porta, Winston si accorse di aver lasciato il diario aperto sul tavolo. Le parole ABBASSO IL GRANDE FRATELLO! lo percorrevano in lungo e in largo e le lettere erano così grandi che potevano essere lette da un capo all’altro della stanza. Non avrebbe potuto fare una cosa più stupida. Tuttavia si rese conto che neanche il panico aveva potuto indurlo a imbrattare quella bella carta vellutata, chiudendo il quaderno quando l’inchiostro non si era ancora asciugato.

 

George Orwell - 1984

postato da: HappyHippo alle ore 09:28 | Permalink | commenti
giovedì, 05 aprile 2007

Stanno tutti aspettando il lanciatore, che ha una faccia carica di presagi, la parte superiore del corpo protesa in avanti, la mano guantata che ciondola all’altezza del ginocchio. Sta prendendo il segnale. Lo legge e lo rilegge. Il battitore si muove nervosamente nel box. Questo figlio di buonadonna potrebbe anche darsi una mossa.

L’interbase muove i piedi per rompere la trance dell’attesa.

E’ la regola del confronto, fedelmente mantenuta, scritta anche sulla faccia del più tonto dei lanciatori sin dai tempi in cui c’erano squadre con nomi come Superbas e Bridegrooms. La differenza arriva quando viene colpita la palla. Allora niente è più lo stesso. Gli uomini scattano, rialzandosi dalle loro posizioni accosciate, e tutto si sottomette al volo della palla che schizza via come un sasso sull’acqua, obbedisce a rotazioni, giravolte, folate di vento. Ci sono coefficienti di frenata. Ci sono vortici trascinanti. Ci sono elementi che incidono in modo irripetibile, memoria muscolare, scariche di adrenalina e granelli di polvere.

Don DeLillo - Underworld

postato da: MonicaGellerB alle ore 19:06 | Permalink | commenti (1)
martedì, 03 aprile 2007
Eravamo seduti nel salotto. Ascoltavamo la forma del silenzio. La forma del silenzio della sua stanza, che attaccava il resto della casa. Tutto si protendeva verso di lui con la forza del nostro ascolto, nella totale assenza di rumore. Mia madre tormentava gli angoli di un libro, spostandosi sulla sedia. Le sue calze frusciavano quando incrociava le gambe una sull'altra. Mio padre era seduto sulla sua poltrona La-Z-Boy, ma non stava appoggiato allo schinale, e sembrava pronto a balzare in piedi da un momento all'altro. Guardava la televisione, che mormorava a volume talmente basso che quasi non si sentiva, come le voci in una corsia d'ospedale. Piano, con voce complice e rispetto per il nostro silenzio, Walter Cronkite ci parlava della guerra in Vietnam. Mio padre faceva girare la bevanda che aveva nel bicchiere. Io coloravo tutto di rosso.

Marya Hornbacher - Al centro dell'inverno
postato da: Chiaretta123 alle ore 12:57 | Permalink | commenti
lunedì, 02 aprile 2007

Ho pensato a come mi era sembrato di essere l'unico elemento mobile in un paesaggio fisso di cui facevano parte la citta e il palazzo balconato dall'altra parte del ponte e l'appartamento dei miei e i miei e il loro gioco di ruoli e i miei rapporti con mio fratello. Un tipo è passato a tutta velocità su un motorino, si è lasciato dietro una scia di rumore che lo trascinava verso il traffico del viale.

MARE DELLE VERITA' - ANDREA DE CARLO

postato da: fatafundalia alle ore 16:55 | Permalink | commenti
domenica, 01 aprile 2007
Per me il presente è l'eternità e l'eternità è sempre in movimento, scorre, si dissolve.
Questo attimo è vita. E quando passa, muore. Ma non si può ricominciare a ogni nuovo attimo, ci si deve basare su quelli già morti. E' un pò come le sabbie mobili...senza scampo fin dall'inizio.
Un racconto, un quadro possono far rivivere un poco la sensazione, ma mai abbastanza.
Niente è reale, eccetto il presente, e io mi sento già soffocare sotto il peso dei secoli. Un centinaio di anni fa una ragazza ha vissuto come vivo io. Poi è morta. Io sono il presente, ma so che anch'io me ne andrò. L'istante sublime, la fiamma che consuma arriva e subito scompare: sabbie mobili, sempre.
E io non voglio morire.


(Sylvia Plath - Diari)
postato da: dionea alle ore 18:21 | Permalink | commenti