mercoledì, 28 marzo 2007

Nulla. Nessun ricordo.

Sono a casa. I medici mi hanno detto che per molte ore non potrò vederti. Sono a casa. Solo. Vuoto. Nessuna fame. Nessun desiderio. Nessuna forza. Nessuna volontà. Non sono a casa. Questa cosa non è casa. Spazio disadorno. Mancanza di tutto. Pericolo.

Nulla. Nessun ricordo.

 

Alessandro Scotti  Tempo

postato da: DakaAyra alle ore 21:32 | Permalink | commenti (1)
martedì, 27 marzo 2007
 La frase da pag 23 è:
"non riesco a capire che tipo di religione sia la vostra" aveva detto katherine scuotendo al testa. "per voi mangiare un uovo è peccato. però sposare il proprio zio è una cosa perfettamente accettabile!"
tratto da
"cuccette per signora" di Anita Nair
postato da: divadeglianni20 alle ore 18:47 | Permalink | commenti
martedì, 27 marzo 2007

E invece non mi ha aggredita nessuno.Un paio di persone mi hanno detto Buon Anno, ed è finita lì.Per le strade, non è che ci sia molto da aver paura.Ricordo di aver pensato che era un momento strano per scoprirlo, propio l'ultima sera della mia vita; dopo averla passata tutta quanta, la vita, con addosso la paura di tutto.

Nick Hornby - Non Buttiamoci Giù

postato da: MadameArabesque alle ore 18:35 | Permalink | commenti
lunedì, 26 marzo 2007

Luca ebbe nella sua mente una fugace visione dello scintillio metallico che aveva percepito davanti a quella casa abbandonata: poteva essere quella croce? La figura che aveva visto poteva essere quella vecchia pazza?

La donna misteriosa si avvicinò ai vetri laterali del fuoristrada e poi, finalmente, parlò.

"State lontani da questo posto!" ringhiò, con una voce che non sembrava di un essere umano. "non dovete svegliare il demone che dorme la sotto!" poi si fece da parte e Riccardo ne approfittò per pigiare l'accelleratore e sgommare il più lontano possibile da quell'orribile megera.

Luca si voltò indietro ma la vecchia non era più visibile, a causa della nuvola di polvere sollevata.

"Le hai fatto mordere la polvere!" gridò ridendo una delle due ragazze, ma solo quando furono lontani.

"Io non riderei tanto presto, se fossi in te" disse l'alro ragazzo. "Oggi pomeriggio dobbiamo tornare lì".

Un silenzio terrorizzato piombò nell'abitacolo.

 

Il mistero del bosco maledetto - Daniele Ramella

postato da: fatafundalia alle ore 12:23 | Permalink | commenti (1)
giovedì, 22 marzo 2007
Fu abbastanza piacevole all’inizio, ma verso i vent’anni cominciai a non sopportare più quel luogo, la sua ottusità, i barbecue estivi cullati dal ronzio dei tagliaerba.

Philip Caputo - La voce del Vietnam
postato da: bhikkhu alle ore 15:59 | Permalink | commenti (1)
martedì, 20 marzo 2007

"Quando ci vediamo?" C'era un ordine nel suo tono, ma era anche dolce.
      Non replicai.
"Non ti sto offrendo una tenera noia", disse, e poi: "tu vuoi essere sconvolta".
      Sono rimasta qualche istante in silenzio, perchè per il regolamento, a parte non dover dire il nome, non avrei potuto incontrare i clienti di persona.
      Mentre parlava, sentivo che avrei fatto esattamente quello che mi diceva di fare; ruppi la regola, senza motivo, per il motivo più giusto: la curiosità.

Giovanna Giolla - Vermi


postato da: DakaAyra alle ore 22:15 | Permalink | commenti (1)
martedì, 20 marzo 2007
A letto con me c'erano anche due libri: il primo, regalo di mio padre dentista, era un testo sul "tirocinio", una roba intitolata Come ho salvato il mondo senza senza sporcarmi il camice, centrato su un tirocinante che arrivava di corsa all'ultimo momento, prendeva in mano la situazione e abbaiava ordini in modo deciso salvando vite per il rotto della cuffia. Il secondo me l'ero comprato io, una roba intitolata Guida pratica per il nuovo tirocinante, un manuale che ti spiegava tutto quello che dovevi sapere. Mentre scorrevo il manuale, Berry, una psicologa clinica, se ne stava accovacciata con Freud. Dopo qualche minuto di silenzio gemetti, lasciai cadere il manuale e mi tirai il lenzuolo sopra la testa.
"Aiuto, aiuuuto", dissi
"Roy, sei davvero in uno stato terribile."
"Terribile quanto?"
"Terribile. La settimana scorsa ho ricoverato un paziente che avevano trovato rannicchiato nel letto sotto le coperte proprio come te, ed era meno ansioso di te."

Samuel Shem - La casa di Dio
postato da: Chiaretta123 alle ore 20:03 | Permalink | commenti (1)
lunedì, 19 marzo 2007
Gli insegnanti sono stati molto contenti ed è lì che è venuta l'idea per domani di fare una gran festa in classe. Abbiamo fatto un sorteggio per chi doveva portare la Coca, chi le patatine, chi i tovaglioli di carta eccetera. Io, è venuto fuori che dovevo portare le zollette di zucchero, non ho capito perché, ma non l'ho chiesto perché nessuno chiedeva niente. [...]
Dormo tutta la notte agitato. E vado a scuola con un normalissimo pacco di zucchero nello zaino. Chissà cosa mi diranno i compagni. Sono uno straccio, vorrei non entrare neanche in classe, perdermi nella nebbia o buttarmi nel Po'.
Invece arriva l'ora della festa, tutti tirano fuori le loro cose e a me non lo chiedono neanche lo zucchero. Né in zollette né sfuso, niente.

Paola Mastrocola, Una barca nel bosco
 
postato da: convallaria alle ore 11:47 | Permalink | commenti (1)
sabato, 17 marzo 2007

La pelle di quella mummia, vista da vicino, non aveva affatto le caratteristiche di tutte quelle che aveva esaminato fino a quel momento: non sembrava avvizzita e secca come ci si aspetterebbe da pelle morta da secoli. Anche sugli zigomi, la pelle presentava ancora una tonicità e un 'elasticità inusitate, come se fosse, e il pensiero lo riempì d'angoscia, un cadavere recente.

(Il mummificatore - Daniele Ramella - Ananke)

postato da: fatafundalia alle ore 20:56 | Permalink | commenti
sabato, 17 marzo 2007
Al Campo di Nessuno! Dimenticata! La bici di mia madre! Posso scomporla, ricomporla e rimetterla in tutti i modi, non cambia niente. Ho dimenticato la bici di mia madre al Campo di Nessuno!

Daniel Picoulty - Il Campo di Nessuno
postato da: Chiaretta123 alle ore 20:04 | Permalink | commenti
sabato, 17 marzo 2007

“…vorrei dire, e una volta per tutte, perché di lui mi colpirono anche le singolari fattezze, ed è proprio dei giovani legarsi a un uomo più anziano e più saggio non solo per il fascino della parola e l’acutezza della mente, ma pur anche per la forma superficiale del corpo, che ne risulta carissima, come accade per la figura di un padre, di cui si studiano i gesti, e i corrucci, e se ne spia il sorriso – senza che ombra di lussuria inquini questo modo (forse l’unico purissimo) di amore corporale…

…Mi accorsi col tempo che quella che pareva insicurezza era invece e solo curiosità, ma all’inizio poco sapevo di questa virtù, che credevo piuttosto una passione dell’animo concupiscibile, ritenendo che l’animo razionale non se ne dovesse nutrire, pascendosi solo del vero, di cui (pensavo) si sa già sin dall’inizio”.

 

Umberto Eco – Il nome della rosa

postato da: HappyHippo alle ore 18:42 | Permalink | commenti
lunedì, 12 marzo 2007
Si crede stupidamente che un atto criminale per qualche ragione debba essere maggiormente pensato e voluto rispetto a un atto innocuo. In realtà non c'è differenza. I gesti conoscono un'elasticità che i giudizi etici ignorano.

Gomorra - Roberto Saviano
postato da: cofano alle ore 17:26 | Permalink | commenti (1)
martedì, 06 marzo 2007

Ho gli occhi chiusi quando qualcosa mi sfiora il ginocchio - "Hey! - grido in silenzio a Franck - Tutto a posto, o ti serve qualcosa?”

“Tutto a posto! - mi risponde con un sorriso smaliziato - Perché?”

“Credevo che stessi richiamando la mia attenzione per qualcosa di preciso con questa mano” che gentilmente sposto sulla sua di coscia.

“Oh, guarda che sbadato! - replica - È l’abitudine. Di solito viaggio con la mia compagna, e siccome ero nel dormiveglia... sai com’è…”

“Certo, ma vedi di non sbagliarti troppo spesso... sai com’è!”

 

‘Andiamo bene, non siamo ancora arrivati a destinazione e già ci prova’ se non sarò più che moderata e diplomatica, credo che non arriverò in fondo al paio di mesi che ci aspettano senza dar fuori di testa o mollargli uno schiaffone: altro che simpatico. Oddio, fa sempre piacere sentirsi desiderate da un uomo, ma c’è momento e momento. C’è un tempo per conoscersi, uno per provarci e uno per lasciar perdere. E questo, per me, è di sicuro il momento di lasciar correre.

Ci siamo. Siamo arrivati nella capitale dell’India, dove ci attendono altre 4 ore prima di ripartire per Kathmandu con la Royal Nepal Airlines, volo 206: arrivo previsto per mezzogiorno, dopo un paio di ore di trasvolata. È lunga ancora, ma ci siamo quasi.

Carlos continua a mostrarsi abbastanza taciturno. Non ho ancora capito se gli stiamo antipatici oppure se è così di suo.

Un caffè a Kathmandu

 Manuela Mazzi

postato da: mmazzi alle ore 15:23 | Permalink | commenti