martedì, 27 febbraio 2007
Furono migliaia le scuse che pronunciò davanti a Francesca, che lo guardava e ascoltava muta le sue parole, come se aspettasse solo il momento in cui la spiegazione di Bernat, come ogni volta, sarebbe arrivata allo stesso argomento cruciale: "Sarebbe salito un altro. Se non l'avessi fatto io...". Perchè quando Bernat arrivava a quel punto, poi taceva; qualsiasi giustificazione crollava e lo stupro tornava a stagliarsi tra loro come una barriera insormontabile.

Ildefonso Falcones - "La Cattedrale Del Mare
postato da: sandpipers alle ore 01:58 | Permalink | commenti
venerdì, 23 febbraio 2007

nel cuore della notte, allontanò i libri che stava consultando, si stropicciò gli occhi stanchi e si abbandonò sulla sedia. in quel momento l'alternativa gli si presentava con la massima chiarezza.

josé saramago, cecità

postato da: Oltranzista alle ore 14:56 | Permalink | commenti
mercoledì, 21 febbraio 2007
"The trouble with my generation is that we all think we're fucking geniuses. Making something isn't good enough for us and neither selling something, or teaching something, or even just doing something; we have to be something. It's our inalienable right, as citizens of the twenty-first century. If Cristina Aguilera or Britney Spears or some American Idol jerk can be something, then why can't I?"

Nick Hornby - A long way down
postato da: northfromhere alle ore 13:47 | Permalink | commenti
sabato, 17 febbraio 2007
Julius non era immune da questi attacchi e spesso nutriva dei dubbi sull'efficacia della sua terapia e, proprio con lo stessa frequenza, si consolava e si rassicurava. Certo che era un guaritore efficace. Certo che offriva qualcosa di valido alla maggior parte dei suoi pazienti, forse persino a tutti. Tuttavia il tarlo del dubbio continuava a farsi sentire: sei stato davvero, realmente utile ai tuoi pazienti?

Irvin D. Yalom - La cura Schopenhauer
postato da: Chiaretta123 alle ore 15:41 | Permalink | commenti
sabato, 17 febbraio 2007

Che tipo strano e di poche parole, penso tra me e me. Di traverso, cerco di scovare qualche particolare della sua persona

che possa darmi qualche informazioni in più e, a un tratto, mi pervade una certezza confortante che attendevo da 30 anni.

“Crede negli angeli?” provo a chiedergli.

“Sì!” mi risponde senza aggiungere altro, ma dandomi il via libera a continuare sulla mia linea.

“Ci possiamo dare del tu?”

“Ma certamente.”

“Sei un amico di George, vero?” gli chiedo certa di conoscere la risposta.

“Brava persona, George.”

“Già!” mi viene voglia di saperne di più. “Sta bene?”

“Vivacchia.”

“Come? Allora è ancora vivo? Ma… in che senso “vivacchia?” mi volto verso di lui per cercare di capire meglio da qualche espressione del suo viso.

“Nel senso che è ormai molto vecchio: si è ritirato su un monte ad aspettare la morte.”

“Mi piacerebbe vederlo ancora una volta, tanto per salutarlo e fare due chiacchiere con lui.”

“Devi sapere che ci sono regole precise da osservare: ad esempio, non possiamo avere contatti con nostri discendenti. Quello di 30 anni fa fu un errore.”

“Già! Mi sembrava d’averlo intuito... Sia io, sia mio fratello saremmo dovuti morire, vero?”

L’inglese sorride con una smorfia trattenuta.

“Perché allora siamo ancora vivi? Me lo sono sempre chiesto. Tu sei qui per eliminarmi? E mio fratello? Non gli avrai già ridato in mano la… siringa, spero...”

“Tranquilla. Oggi è una bella giornata, non trovi?”

“Non so se ho voglia di morire….”

“E di vivere in eterno?”

L'angelo apprendista

 Manuela Mazzi

postato da: mmazzi alle ore 11:18 | Permalink | commenti (1)
mercoledì, 14 febbraio 2007
Sfortunatamente quel pomeriggio finii all'ippodromo e quella sera mi ubriacai. Ma non avevo sprecato tempo, avevo meditato, avevo vagliato i fatti. Avevo il controllo di tutto. Avrei sistemato tutto in qualsiasi momento. Certo.


Charles Bukowski - PULP
postato da: bhikkhu alle ore 23:31 | Permalink | commenti
sabato, 10 febbraio 2007
Non è importante. Presumibilmente si fa una specie di colloquio di lavoro. Forse i bordelli più prestigiosi usano consulenti di gestione aziendale come lei, Anna. Le chiedo scusa. Non vorrei sembrarle irriverente. Non lo so proprio. Ma ho scoperto, e devo dire che ne sono rimasto sorpreso, che alcune delle migliori agenzie ricevono un compenso fisso da parte di certe grandi aziende, in qualche caso molto alto. Pare sia un prerequisito per essere quotati in Borsa. I servizi vengono pagati con la carta di credito aziendale come un pranzo o un'ora di tennis. Il bordello per cui Angelique lavora adesso serve diverse banche d'affari e agenzie di Borsa. E' così che conobbe suo marito, durante un Natale in cui c'era tanto lavoro. Mi dispiace, ma devo proprio dirle tutto.

Elliot Perlman - Sette tipi di ambiguità

(Uno dei più bei libri che abbia mai letto! Ve lo consiglio tantissimo!)
postato da: Chiaretta123 alle ore 14:30 | Permalink | commenti
sabato, 10 febbraio 2007
     Gli altri agenti, invece, non avevano mancato di cogliere al balzo il notevole vantaggio rappresentato dall'arrivo di un Nuovo. Ecco perché si ritrovava appostato in quello sgabuzzino, sul ballatoio di un settimo piano, incaricato di una sorveglianza di una noia mortale.  Di norma, avrebbero dovuto dargli il cambio regolarmente, e all'inizio era stato così. Poi i turni si erano sfaldati, con il pretesto che uno andava soggetto alla malinconia, un altro al sonno, un altro ancora alla claustrofobia, agli scatti d'impazienza, ai mal di schiena, sicché adesso si ritrovava da solo  a montare la guardia dalla mattina alla sera, su una sedia di legno.
      Veyrenc distese le gambe alla meglio. È il destino di quelli nuovi e non gli importava granché. Con il mucchio di libri ai suoi piedi, il portacenere tascabile nella giacca, la vista sul cielo attraverso il lucernario e la penna funzionante avrebbe quasi potuto viverci felice. Cervello a riposo, solitudine sotto controllo, obiettivo raggiunto.

[ Fred Vargas, Nei boschi eterni ]
 
postato da: SaintAnge alle ore 01:19 | Permalink | commenti
lunedì, 05 febbraio 2007
"Ascoltatemi" dissi io acquattandomi in modo da trovarmi faccia a faccia con loro. "Dovete farmi un favore. Non dovete permettere che nessuno vi dica mai che c'è qualcosa in voi che non va. Non lasciate che qualche scienziato o ricercatore pagato dal governo un giorno vi tiri da parte e vi faccia sentire come scherzi della natura solo perché siete gemelle e non vi somigliate per nulla. Dio ha commesso un errore, d'accordo, e pure grosso, perché in fondo che razza di gemelle siete se non vi assomigliate? E come se non bastasse, che razza di gemelle siete, con quell'aria da scimmiette lasciate cadere nell'acido...?"
Thor mi assestò un ceffone in piena fronte.
"Parli troppo veloce" mi disse.

Dave Eggers. Conoscerete la nostra velocità
postato da: Divara alle ore 16:43 | Permalink | commenti
lunedì, 05 febbraio 2007
Dovremmo dire alla gente com'è accaduto? No, no. Diremo: "è morta a casa", una frasetta del genere, affabile, la frase che si usa in questi casi, tipo quella volta, adesso che ci penso, che quel ragazzo del liceo si è sparato dopo la maturità, quello del corso di arte con gli occhi da Marty Feldman. Oppure quando quella donna malata di cancro alle ossa si è sbarrata in casa e ha dato fuoco a tutto quanto. Pazzesco. Coraggio o follia? Avrebbe reso tutto più facile, dare fuoco a tutto? Sì. No. "Morta a casa." Ecco cosa diremo. La gente verrà a sapere comunque. Nessuno dirà nulla. Va bene, va bene, va bene.

Dave Eggers, L'opera struggente di un formidabile genio.
postato da: leetah alle ore 13:15 | Permalink | commenti (4)
giovedì, 01 febbraio 2007

E adesso, se non morite dalla voglia di sapere cosa scrisse Benjamin su Topolino, allora siete proprio alla frutta. Con un certo piacere, posso dire che, se non mi sbaglio, quella pagina, nell'edizione italiana, non c'è.

Alessandro Baricco
i Barbari

postato da: solounabolla alle ore 18:05 | Permalink | commenti (1)
giovedì, 01 febbraio 2007
- Sii cauto e giudizioso anche nelle piccole cose, - mi disse. - Tieni a mente, che, per quanto di origine buona, hai avuto un'educazione rozza. non farci fare cattive figure, David, non farci fare cattive figure! in quella enorme casa, piena di domestici, mostrati simpatico, circospetto, rapido di intuito e lento nel parlare, come nessun altro.

R.L: Stevensono, Rapito!, RCS, 2001, Milano
postato da: treppunte alle ore 15:08 | Permalink | commenti