martedì, 28 febbraio 2006

Io parlo con lui in francese traducendo come posso dalla mia lingua, lui traduce dal francese all'arabo per sè, e poi dall'arabo a quello che sa del tagil per gli uomini. Fra me e loro ci sono quattro lingue da navigare. Dobbiamo tutti fidarci di lui come a casa nostra abbiamo imparato a fidarci della trave che sostiene il tetto.

Maurizio Maggiani_Il navigatore notturno

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giovedì, 23 febbraio 2006

In primo luogo, il materiale in codice era raro e di solito si riferiva a questioni di sicurezza, non ad accordi commerciali. E poi il cifrario era del tipo a metafora, quello con l'uso di allusioni poetiche, adottato per ingannare gli osservatori del Reich, che erano in grado di decifrare qualsiasi codice letterale, per quanto elaborato.

Philip K. Dick, La Svastica sul Sole

postato da: Amhran alle ore 16:19 | Permalink | commenti
giovedì, 23 febbraio 2006

" Lei non sapeva ancora cosa era successo, e io non avevo modo di farglielo capire con calma e con dolcezza. Ero un corrispondente, e pensavo per titoli: "Funzionario americano assassinato a Saigon". Nel giornalismo non si impara come comunicare le cattive notizie, e anche in quel momento io dovevo pensare al mio giornale."

- Graham Greene, L'americano tranquillo -

postato da: poetavago alle ore 15:01 | Permalink | commenti (1)
martedì, 21 febbraio 2006
"Quante ore sono passate dal mio arrivo a Reykjavik? Mi giro e rigiro sotto il piumone, nella camera d'albergo. Il piumone pesa e mi fa sudare,sembra un insaccato di piombo. Mi assopisco, mi risveglio. Il fuso avvelenato di Greenwich si espande come la bolla di un geyser. Guardo l'orologio. E' presto, prestissimo."

Ennio Cavalli - Il divano del nord (viaggio in scandinavia)
postato da: northfromhere alle ore 21:44 | Permalink | commenti
giovedì, 16 febbraio 2006
Alle nove si presentò in un'agenzia immobiliare in Lombard Street. Era la prima cliente.
Pretendeva la vista, il terrazzo e il caminetto, tutto per meno di 175 dollari.
"Accidenti" commentò l'impiegata. "E' molto esigente, per essere disoccupata." Le propose un "bel monolocale a Lower Pacific Heights, con cucina elettrica, moquette e una vista parziale sull'auditorium Fillmore". Mary Ann rifiutò.
Alla fine le rimasero solo tre possibilità.
Nella prima c'era una padrona di casa dall'aria arcigna che le chiese se "faceva uso di marijuana".
La seconda era un fortino pieno di stucchi rosa in Upper Market, con il soffitto dorato.
L'ultima era a Russian Hill. Mary Ann ci arrivò alle quattro e mezzo.
Armistead Maupin, I racconti di San Francisco
postato da: augustab alle ore 11:14 | Permalink | commenti
mercoledì, 15 febbraio 2006

Sembrava che il profumo inebriante del mattino emanasse proprio da quell'ombra umida, distesa sulla terra, con oblunghi intagli di luce, simili a dita di giovinetta.Quand'ecco, un rivoletto d'argento vivo, dello stesso colore delle gocce di rugiada nell'erba,fluì a pochi passi da lui. E scorreva, scorreva senza che la terra l'assorbisse. Improvvisamente,con un movimento subitaneo, guizzò di lato e scomparve. Era una serpe, un biacco.

Boris Pasternak, Il dottor Zivago

postato da: poetavago alle ore 17:01 | Permalink | commenti
lunedì, 13 febbraio 2006

A pagina 23 c'è una delle foto di Pierantonio Tanzola

MARCO MANCASSOLA, il ventisettesimo anno. due racconti sul sopravvivere, minimum fax

postato da: cielinesodo alle ore 14:38 | Permalink | commenti
mercoledì, 08 febbraio 2006

A un malato sul punto di essere operato in un ospedale africano viene proposta un'anestesia locale. Il paziente reagisce vivamente: "Per favore, dottore, niente anestesia locale. Io ho i mezzi: mi faccia un'anestesia d'importazione".

Vero o frutto della fantasia, questo aneddoto raccontato nel Maghreb e nell'Africa nera mostra molto bene come vengano tenuti in poco conto i prodotti locali nel Paesi non sviluppati. Le marche, le mode, tutto ciò che appare con un'etichetta straniera è, a torto o a ragione, preferito ai prodotti del luogo, qu