domenica, 29 gennaio 2006
"Ma il tempo dimostrò che la signora Weston era stata un po' troppo ottimista. Certo, Gloria smise di piangere, ma smise anche di sorridere, e diventò sempre più taciturna e scontrosa. A poco a poco la sua apatia e il suo malumore fiaccarono la resistenza della signora Weston, che si sarebbe anche arresa se non si fosse trovata nell'impossibilità  di ammettere davanti al marito di avere avuto torto."

Isaac Asimov - io,robot
postato da: northfromhere alle ore 19:23 | Permalink | commenti
mercoledì, 25 gennaio 2006

Non pas que j'étais heureux de m'avancer petit à petit vers l'âge adulte. Plutôt que ma croissance, c'était les changements s'opérant dans ma personnalité qui me remplissaient d'aise: je me réjouissais de la disparition de mon ancien moi.

Au sud de la frontière, à l'ouest du soleil - Haruki Murakami 

postato da: LaStregadiProcida alle ore 21:59 | Permalink | commenti
giovedì, 19 gennaio 2006
Meglio restare nel vago, allora, nella denuncia dell'orrendo passato. Meglio non fare nomi. Meglio il vecchio "piove governo ladro". Senza precisare il governo, mi raccomando. E nemmeno il ladro.

Berluscomiche - Marco Travaglio
postato da: cofano alle ore 02:52 | Permalink | commenti
martedì, 17 gennaio 2006

al queen, le due biondone ubriache che mi infilavano la lingua nelle orecchie, con un effetto di gluglu stereofonico, mi hanno chiesto:
"si va da noi o da te?"
dopo avergli dato un bacio in bocca collettivo (e morso le loro quattro tette), ho risposto fiero:
"voi da voi e io da me. non ho preservativi, e poi stasera festeggio il mio divorzio, avrei troppa paura di non farcela."

frédéric beigbeder, l'amore dura tre anni

postato da: Oltranzista alle ore 13:49 | Permalink | commenti
martedì, 17 gennaio 2006
Vi sono notti che finiscono in una stazione! Vi sono stazioni che finiscono nella notte. Ne abbiamo attraversati di binari, la notte! Mi sono fatto maltrattare da angoli sporgenti di vagone, la notte; mi fa ancora male il deltoide. Quando si attendeva la sorella maggiore, o il padre, andava a finire come non si vorrebbe raccontare: il paio di scarpe innaffiato dalla farina del pane. Ma ho un fratello sgradevole in una stazione che arriva solo all'ultimo momento (ha i suoi principi); allora, bisogna riaprire una valigia che un domestico non aveva ancora portato; persino davanti allo sportello, non sa ancora verso quale stazione far dirigere i vagoni; esita tra Nogent-sur-Marne e i Ponts-de-Cé o altrove. La valigia è là, aperta! Il suo biglietto non è stato ancora acquistato e invano i lumi a gas cercano di trasformare la notte in giorno o il giorno in notte. Vi sono notti che finiscono in una stazione, stazioni che finiscono nella notte. Ah! maledetta esitazione, sei stata tu a perdermi e anche ben lontano dalle vostre sale d'aspetto, o stazioni!

(Max Jacob, da "Il laboratorio centrale")

postato da: strepitio-di-vetri alle ore 12:57 | Permalink | commenti
sabato, 14 gennaio 2006
NERISSA Non ricordate,signora,al tempo di vostro padre,un veneziano -soldato e umanista- che venne qui col Marchese del Monferrato?
PORZIA Si,si, era Bassanio, come credo si chiamasse
NERISSA E' vero, signora, e tra tutti gli uomini che i miei stupidi occhi hanno visto era quello che meritava di più una bella signora

William Shakespeare - Il Mercante di Venezia
postato da: northfromhere alle ore 21:54 | Permalink | commenti
giovedì, 12 gennaio 2006

Appena entro nel silenzio delle nostre tre-stanze mi chiudo le orecchie con le mani, fortissimo, per non sentire il mio finto amore stare zitto. Vado a salvarmi in bagno.

CHIARA ZOCCHI, Tre voli, Garzanti

postato da: cielinesodo alle ore 14:26 | Permalink | commenti
giovedì, 12 gennaio 2006

" Ultimo si chiamava così perchè era stato il primo figlio.

- E Ultimo  -, aveva subito precisato sua madre, appena ripresi i sensi dopo il parto.

Così fu Ultimo. "

( Questa storia, Alessandro Baricco, Fandango Libri )