martedì, 29 novembre 2005

Ogni giorno, in segreto, strappo un'erbaccia dal campo del'ingiustizia, dell'intolleranza, della miseria umana. E on mi sento migliore, ma meglio. Io sono l'italiano che ha perso sempre, in guerra contro gli austriaci, i russi, contro la mafia, contro la stragi di Stato. E ho memoria di tutto questo e mi fa male. Perciò non chiedetemi di schierarmi con i potenti di turno e palesemente contro. Non offendete secoli di diffidenza. Sono figlio di cinquanta crisi di governo e un milinje di promesse per il Mezzogiorno. E in questa lucida solitudine disperata ho conquistato la mia libertà. Benvenuti nel mio deserto di fiori.

Diego Cugia_Jack, l'uomo della folla

postato da: thomasmann alle ore 16:03 | Permalink | commenti
domenica, 27 novembre 2005
Il sentimento dà forma al canto... il canto diventa aria...
il canto si scioglie nell'atmosfera,
per poi trasformarsi in luce...
... l'amore diventa luce...
... una luce che riesce ad attraversare anche le tenebre del cosmo.

Saki Hiwatari, Please Save My Earth

(piccola deviazione dal tracciato, dedicata a chi con le parole sa fare magie)
postato da: kicie alle ore 23:23 | Permalink | commenti (1)
venerdì, 25 novembre 2005

- Vuoi dire che è roba tolta da un libro?

- Certo che è un libro! Aspetta... aspetta, non dirmelo! - Flamen alzò stancamente una mano, e scoprendo che durante il tragitto aveva raccolto il liquore che stava aspettando, ne trangugiò un sorso.

- Tu non leggi libri perchè possono contaminare la purezza del tuo accostamento ai media. Uno di questi giorni ti accorgerai che questo modo di pensare ti rende un ignorante e un analfabeta.

John Brunner, L'orbita spezzata

postato da: Amhran alle ore 15:40 | Permalink | commenti (1)
venerdì, 25 novembre 2005

   Io, è venuto fuori che dovevo portare le zollette di zucchero, non ho capito perchè, ma non l'ho chiesto perché nessuno chiedeva niente.
   E adesso dico a mia madre se per favore mi dà questa scatola di zollette, così domani lo porto.
   "Ma come credi che abbiamo in casa delle zollette di zucchero?" mi fa.
   Viene fuori che normalmente in una casa c'è lo zucchero sfuso e non le zollette, e che se proprio volevo le zollette, avevo solo da pensarci prima e non alle nove di sera, che adesso dove diavolo le andiamo a prendere?
   Dormo tutta la notte agitato. E vado a scuola con un normalissimo pacco di zucchero nello zaino. Chissà cosa mi diranno i compagni. Sono uno straccio, vorrei non entrare neanche in classe, perdermi nella nebbia o buttarmi nel Po.
   Invece arriva l'ora della festa, tutti tirano fuori le loro cose e a me non chiedono neanche lo zucchero. Nè in zollette nè sfuso, niente.
   A me non chiedono proprio niente.


Paola Mastrocola - Una barca nel bosco

postato da: DakaAyra alle ore 14:29 | Permalink | commenti
martedì, 22 novembre 2005

Per un istante si era quasi dimenticato della promessa della notte passata. Quando scoccò mezzogiorno Dunstan ritornò al muro e, come se stesse per infrangere il più grande dei tabù, varcò nervosamente la porta passando accanto al gentiluomo con il cappello a cilindro, il quale lo salutò con un cenno del capo.

Neil Gaiman, "Stardust"

postato da: SuperPixie alle ore 17:38 | Permalink | commenti (1)
martedì, 22 novembre 2005

Gli svantaggi del lavoro erano così palesi, così onnipresenti, così schiaccianti che a meno di trovare un modo di ignorarli si era condannati a una vita di amarezze e recriminazioni senza fine.
Orari pesanti, salario scarso, pericoli concreti, mancanza di esercizio fisico: questi erano i dati di partenza, e non era pensabile cambiarli più di quanto si possa cambiare il tempo che fa.

Paul Auster - Follie di Brooklyn

postato da: cidindon alle ore 16:18 | Permalink | commenti
lunedì, 21 novembre 2005
Si definisce differenza di latitudine fra due punti della superficie terrestre l'ampiezza dell'arco di meridiano compreso fra i paralleli passanti per i due punti considerati.
Lega Navale Italiana, Comando e Condotta delle Unità da Diporto
postato da: Oltranzista alle ore 11:54 | Permalink | commenti
sabato, 19 novembre 2005

Qualcuno volò sul nido del cuculo


     Al lato opposto della sala rispetto agli Acuti si trovano gli scarti del prodotto della Cricca, i Cronici. Non rimangono in ospedale, costoro, per essere guariti, ma soltanto per impedire che si aggirino nelle strade dando una cattiva nomea al prodotto. I Cronici sono qui per sempre, il personale lo ammette. I Cronici si suddividono nei Passeggiatori come me, quelli che possono ancora muoversi se continui a nutrirli, nelle Sedie a rotelle e nei Vegetali. I Cronici sono – o almeno la maggior parte di noi lo è – macchine con difetti interni che non possono essere riparati, con pecche innate, o con pecche talmente aggravatesi nel corso dei tanti anni durante i quali il tizio ha continuato a cozzare a testa bassa contro gli oggetti solidi che, quando l’ospedale lo ha trovato, egli sanguinava ruggine in qualche terreno da costruzione.

     Ma vi sono alcuni di noi Cronici con i quali il personale ha commesso un paio di sbagli, anni addietro, alcuni di noi che erano Acuti al momento dell’accettazione, e sono stati cambiati. Ellis è un Cronico che entrò come Acuto e venne rovinato quando lo sottoposero a una tensione eccessiva in quella schifosa stanza uccidi-cervelli che i ragazzi negri chiamano «l’Officina dell’Elettroshock». Adesso è inchiodato al muro nella stessa condizione in cui lo sollevarono dal tavolo l’ultima volta, nello stesso atteggiamento, le braccia aperte, i palmi a coppa, con lo stesso orrore sulla faccia. È inchiodato così al muro, come un trofeo imbalsamato.

Ken Kesey - Qualcuno volò sul nido del cuculo ( libro consigliatissimo!!! )
postato da: bhikkhu alle ore 17:40 | Permalink | commenti (2)
venerdì, 18 novembre 2005

Lavinia ricordava benissimo quando le era venuta l'idea, e anche perchè: vent'anni di analisi non le erano serviti né a stare meglio, né a commettere meno errori, in compenso era sempre al corrente di ciò che accadeva negli strati sommersi della sua coscienza.

Aveva dunque avuto questa idea di sé circondata da una cornice smagliante e asettica; e su questa visione aveva subito costruito un programma - perchè non c'era per lei niente di più consolante che metter su un programma: significava che il futuro non era solo un flaccido proseguimento dell'orrendo presente ma un'altra cosa, tutta diversa.

Francesca Duranti, Lieto Fine

postato da: Amhran alle ore 16:04 | Permalink | commenti (2)
venerdì, 18 novembre 2005

Sono un immigrato e ho lasciato la mia casa. Sono senza casa e ne voglio una. Voi mi guardate con occhi cattivi, con occhi biechi; voi non mi guardate, voi sogghignate. Sono un immigrato che aspetta. Ne conosco a milioni di immigrati come me.

Emanuel Carnevali, Racconti di un uomo che ha fretta

postato da: cielinesodo alle ore 12:44 | Permalink | commenti
giovedì, 17 novembre 2005

 

"Erano tre fratelli che, vent'anni prima, erano arrivati lì fuggendo dalle persecuzioni politiche che imperversavano nelle loro terre. Erano gente di montagna, coltivatori di caffè, di canna da zucchero, a volte allevatori, quando il terreno e i pascoli lo permettevano. Forti, di poche parole, abili, scrupolosi e astuti nel difendere le loro cose.
Arrivarono con le mogli e i figli e alcune famiglie di fittavoli legate a loro fin dall'epoca dei nonni. Il fratello maggiore tornò pochi anni dopo alla sua terra. Il minore morì affogato nel torrente dell'Orsa, cercando di salvare un vitello che vi era scivolato. Restava, soltanto, don Anìbal, con sua moglie e i suoi tre figli. Tutti avevano lavorato con impegno febbrile, cercando di strappare alla montagna, pollice per pollice, la terra da seminare."
 
Alvaro Mutis, "Un bel morir"

 

postato da: caioman alle ore 13:34 | Permalink | commenti
giovedì, 17 novembre 2005

"....Esistono tra noi incredibili tratti di somiglianza.
A volte li scorgo, sono come dei cavi elettrici, carichi di tensione e di pericolo.
Ma tu sai che la somiglianza tra noi è anche in ciò che definisci "torbidi meandri dell'anima".
E' li, con un'intensità che ancora non conoscevo, potrai forse capire perchè voglio avvicinarmi a chi mi rimanda l'eco delle cose che meno amo di me stessa".
(Che tu sia per me il coltello - David Grossman)

postato da: Stregata2005 alle ore 10:58 | Permalink | commenti
mercoledì, 16 novembre 2005
Per me, come per tanti che scivolano nel silenzio della solitudine, la scrittura è l'ultima voce, la voce intima che può trovare il coraggio di scrivere nella disperazione, a volte fino a toccare e a rovescare il fondo della coscienza, e trasformare, in un impulso, quasi in un'energia fisica, che trova la scorciatoia per uscire dal male...

Pino Roveredo; Mandami a dire.
postato da: crazymary78 alle ore 15:39 | Permalink | commenti
lunedì, 14 novembre 2005

Ora i miei tic si erano quietati. Lo stress era una cosa, la paura animale un'altra. Come quando un aereo atterra vibrando, e tutti a bordo concentrano ogni milligrammo della loro volontà per stabilizzare il velivolo, così il compito di illudermi di poter controllare cose che non controllavo affatto (in questo caso ruote, traffico, Coney, gravità, attriti eccetera) e di illudermi con ogni fibra del mio essere, per il momento mi impegnava completamente.

E teneva a bada la mia Tourette.

Jonathan Lethem, Brooklyn senza madre (Testadipazzo)

postato da: Amhran alle ore 10:33 | Permalink | commenti (1)
domenica, 13 novembre 2005
Aveva diciott'anni il mio primo sogno d'amore adolescenziale. Mentre io ne avevo soltanto quattordici. Non ricordo come si chiamasse. Però non dimenticherò mai che bastò un suo solo sguardo per stregarmi.


Ezio Vendrame - Calci al vento
postato da: bhikkhu alle ore 02:27 | Permalink | commenti
sabato, 12 novembre 2005
L'uomo di potere controlla la sua autorità, a seconda dei vantaggi [che ne riceve].

La strategia è la via del paradosso.

Coloro che a corte hanno già calcolato [le possibilità] di vittoria, prima ancora di dare battaglia, sono riusciti a calcolare molto.
Coloro che a corte hanno già calcolato [le possibilità] di non essere vinti, prima ancora di dare battaglia, sono riusciti a calcolare poco.
Coloro che calcolano molto vinceranno; coloro che calcolano poco non vinceranno - tanto più, [non vinceranno] coloro che non hanno calcolato affatto!

Sun Tzu-L'arte della guerra
postato da: Gebaale alle ore 13:55 | Permalink | commenti
venerdì, 11 novembre 2005

"Non accettiamo denaro qui," disse e spinse le monete verso di lui.

"Veramente? E come si paga allora?" [...]

"Potrei prendere il colore dei vostri capelli," rispose lei, "oppure tutti i ricordi dei primi tre anni di vita. Potrei prendermi l'udito del vostro orecchio sinistro, magari solo in parte, ma tanto che non possiate più godere del piacere della musica o apprezzare lo scorrere dei fiumi o il sussurrare del vento."

Dunstan scosse il capo.

"Oppure un bacio. Un bacio sulla guancia."

Neil Gaiman & Charles Vess, Stardust

- Una storia d'amore nel regno delle fate

postato da: Amhran alle ore 10:50 | Permalink | commenti
giovedì, 10 novembre 2005

"So che non sono affari miei, ma per quale ragione al mondo uno paga cento dollari per questo libro?"
Come si fa a spiegare un'ossessione? "Perché tu ne hai pagati trentacinque? A quanto ho capito, non ti puoi permettere nemmeno quelli."
Mi alzai dalla sedia da riposo di Leonard e frugai nelle tasche in cerca della banconota nuova da cento dollari che tengo sempre nascosta in una tasca segreta del portafoglio.
Non avevo bisogno di lei e viceversa, e oltretutto si stava facendo freddo e volevo andarmene da quel quartiere prima che attaccassero con i tamburi di guerra e le danze tribali sul cofano della Corvair.

Jonathan Carroll - Il paese delle pazze risate.

postato da: cidindon alle ore 15:29 | Permalink | commenti
mercoledì, 09 novembre 2005

Io sono nato nel blues, vivo nel blues. C'è molta ignoranza, sul blues. Certuni dicono Il blues mi fa star bene, stupidate, dice Willy Foster, il blues non ti fa stare bene.
Io lavoro da quando ho sette anni. Mia mamma raccoglieva il cotone nei campi. Sono figlio unico, non ho mai avuto nessuno con cui giocare. Se non hai nessuno con cui giocare, ti crescono ventiquattro rughe sulla tua faccia, dice Willy Foster, ti viene il blues.

Ente Nazionale della Cinematografia Popolare - Paolo Nori

postato da: cofano alle ore 02:46 | Permalink | commenti
martedì, 08 novembre 2005

una delle poche cose piacevoli della giornata sono le discussioni con hermann, un contadino rincoglionito che tiene dietro all'orto di vogel. per la verità parla quasi solo lui, mentre vibra colpi con l'ascia sui ciocchi di legno, perché ognuno, dice, ha le mani che si merita, e lui è nato che aveva già i calli, e i dottorini come me è meglio che tocchino soltanto libri. sorride, bocca mezza sdentata, e giura che questa guerra l'hanno vinta i poveracci come lui. racconta di quando hanno preso il castello del conte e per dieci giorni si sono fatti servire da lui e dai suoi uomini, mentre la notte si scopavano la signora e le figlie. quella è stata la loro grande vittoria: nessuno può pensare di rovesciare i potenti per molto tempo, anche perché se governassero i contadini e i signori lavorassero la terra si morirebbe presto tutti quanti di fame, ché ognuno ha le mani che si merita... eppure, per un signore, leccare i piedi di un servo e dover rimettere il coso dove l'ha messo un bifolco, è la più accecante delle sconfitte. per quelli come hermann, il più sacro dei godimenti. ride come uno scemo, sputacchiando tutt'intorno, e per fargli ancor più piacere, gli dico che, forse, il prossimo conte sarà proprio figlio suo e che quello è un bel modo di abbattere i potenti: inquinargli la prole.

Q, luther blissett

postato da: Oltranzista alle ore 15:34 | Permalink | commenti (2)
lunedì, 07 novembre 2005

“Perciò le cose, anche se sono le stesse, appaiono diverse, a noi e a Lei. Cos’è quel corpo di edifici un po’ severi, con cappelle, aule e prati tutt’intorno? Per Lei è la scuola a cui andava da ragazzo, Eton o Harrow; è Oxford o Cambridge, la Sua università, fonte inesauribile di ricordi e di tradizioni” mentre per le donne - ma noi possiamo aggiungere oggi, per gli immigrati o per le classi più povere, per esempio ricordo me stessa e mio fratello, i primi che hanno studiato nella famiglia, sono gli anni della scuola di massa, gli anni sessanta-settanta... - i ricordi dell’istruzione “si trasformano, come per magia, in sottovesti lise, in cene di pane e formaggio consumate in una stanza gelida, nel treno per Dover che parte sempre senza di loro”.

Le Tre Ghinee - Virginia Woolf
[
Universale Economica Feltrinelli]

postato da: Ecate alle ore 01:07 | Permalink | commenti